La deposizione del primo testimone della Procura davanti ai giudici della prima corte di assise di Napoli, nell’ambito del processo per l’omicidio di Francesco Pio Maimone, è stata incerta in alcuni punti. Il giovane aspirante pizzaiolo di 18 anni è stato assassinato senza motivo la notte tra il 19 e il 20 marzo sul lungomare di Napoli. Il testimone, che lavora in uno chalet a Mergellina vicino al luogo del delitto, ha fornito dettagli alla Squadra Mobile poco dopo l’accaduto.
Durante la testimonianza, il testimone ha confermato di aver visto un ragazzo vestito di nero sparare in alto, non verso la folla. Tuttavia, la polizia scientifica ha individuato segni di un colpo di pistola sparato ad altezza d’uomo in una delle auto vicine al luogo del delitto, come quello che ha ucciso Francesco Pio. I soccorsi prestati sono stati raccontati in aula, commuovendo i familiari presenti.
Nonostante fosse prevista la testimonianza di un altro testimone oculare, quest’ultimo non si è presentato. La corte di assise ha disposto che venga accompagnato in aula il prossimo 28 marzo insieme agli ispettori della Polizia Scientifica. L’avvocato della famiglia di Francesco Pio ha sottolineato il rischio di intimidazione per i testimoni che frequentano quelle zone, ma ha espresso fiducia nella giustizia e nella verità.
Il contesto problematico e malavitoso in cui sono nati fatti così gravi può influenzare la testimonianza dei presenti, che devono essere precisi nella ricostruzione degli eventi durante il processo in corso a Napoli.
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