Camorra, faida della Torretta di Chiaia: condanne per 30 anni di carcere

La Corte d’appello di Napoli ha approvato i patteggiamenti e ridotto le pene per imputati legati al clan Strazzullo.

La quinta sezione della Corte d’appello di Napoli ha dato il via libera ai patteggiamenti e ridotto le pene per alcuni imputati ritenuti legati al clan Strazzullo, attivo nell’area della Torretta di Chiaia. Al centro del procedimento, una scia di intimidazioni, “stese” e presunti episodi di racket ai danni di parcheggiatori abusivi e soggetti considerati vicini a gruppi rivali.

Secondo l’impostazione accusatoria della Dda, il gruppo avrebbe tentato di consolidare il controllo del territorio nel cosiddetto “salotto buono” della città, in contrasto con il cartello Frizziero-Piccirillo e, a fasi alterne, con l’area dei Cirella, descritti come alleati dei rivali in quel frangente.

Il verdetto in appello

Con la decisione pronunciata ieri, la Corte ha definito la posizione di quattro imputati con condanne ridimensionate rispetto al primo grado:

Giovanni Strazzullo, alias “’o chicco”:8 anni e 10 mesi

Mariano Cangiano:8 anni

Armando Mastroianni:7 anni

Gennaro Ruggiero: 6 anni e 10 mesi

Il verdetto è stato accolto con favore dalla difesa: tra gli avvocati indicati figura Giuseppe De Gregorio (per Ruggiero, Strazzullo e Mastroianni) e, nel collegio difensivo, anche Leopoldo Perone.

Il confronto col primo grado

A febbraio dello scorso anno, le condanne fissate dal gip erano state più pesanti. In particolare:

Strazzullo:12 anni

Armando Mastroianni:10 anni

Mariano Cangiano:9 anni e4 mesi

Gennaro Ruggiero:8 anni

Emanuele Mastroianni:2 anni e 6 mesi

L’inchiesta della Squadra Mobile, culminata negli arresti dell’estate 2023, avrebbe ricostruito una fase di violenza armata protrattasi per circa tre anni, nel periodo in cui le nuove leve del clan avrebbero tentato di imporre la propria egemonia nell’area della Torretta.

Minacce ai parcheggiatori e presunte “stese”

Tra gli episodi contestati compaiono minacce rivolte a un parcheggiatore abusivo, costretto – secondo l’accusa – a lasciare la zona: frasi del tipo «Se non te ne vai da qua ti rompo la testa» e «Devi scomparire, altrimenti ti sparo».

Sempre secondo la ricostruzione investigativa (ferma restando la presunzione d’innocenza fino a sentenza definitiva), il gruppo avrebbe messo in atto scorribande armate e azioni dimostrative, imponendo anche una forma di “tassa” ai parcheggiatori: 100 euro a settimana a persona per poter continuare a lavorare.

Armi e agguati: gli episodi ricostruiti

Gli investigatori avrebbero documentato “stese” in via Santa Maria della Neve e via Camillo Cucca, oltre alla disponibilità di armi da fuoco anche di grosso calibro e a canna lunga. Contestati inoltre una sparatoria contro l’abitazione di Alvino Frizziero e un agguato ritenuto fallito ai danni di Giuseppe Pugliese, indicato come rivale.

Condanne in appello 

Giovanni Strazzullo: 8 anni e10 mesi

Mariano Cangiano:8 anni

Armando Mastroianni:7 anni

Gennaro Ruggiero:6 anni e 10 mesi

 

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Fonte REDAZIONE

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