#QuartieriSpagnoli: Un’agguato che svela le fragilità e le tensioni di Napoli
Napoli – È un martedì qualsiasi, ma quella notte, nei vivaci vicoli dei Quartieri Spagnoli, un giovane di soli 22 anni ha sfiorato la tragedia. Ciro Basile è vivo per miracolo: un proiettile lo ha colpito di striscio, lasciando il segno ma non cancellandolo dalla sua storia.
Il colpo è arrivato in via Santa Maria Ognibene, in un’area nota come “Parrocchiella”, e non si è trattato di un semplice avvertimento. Decisamente più di un’azione intimidatoria, si sono uditi otto o nove spari, eseguiti da un commando deciso e apparente nel suo intento di colpire. La prontezza e la lucidità del giovane gli hanno salvato la vita; curato al pronto soccorso dell’ospedale Pellegrini, è stato dimesso con una prognosi di dieci giorni. Eppure, le ombre di questo agguato si fanno pesanti e incombenti.
Un bersaglio mirato in un contesto teso
I carabinieri della compagnia Napoli Centro sono convinti che non sia stata una coincidenza. **“Era un obiettivo preciso”**, sostengono, e l’eco di quel colpo risuona in una narrazione più ampia, quella di conflitti latenti che da tempo attraversano i Quartieri Spagnoli e l’area di piazza Carolina, con bande giovanili pronte a contendersi fette di potere e di notorietà.
Il nome di Ciro Basile era già entrato nel mirino delle indagini condotte su una faida che ha portato, due settimane fa, all’arresto di Vincenzo Giovanni Percich Lucci, noto come “Jhonny”, e altri membri della sua baby gang. **“A me un ragazzo mi ha detto che questi di mezza piazza Carolina… mi ha detto proprio i nomi”**, raccontava Jhonny alla madre in una delle intercettazioni. Le sue parole erano cariche di confusione e tensione, mentre i nomi dei presunti colpevoli di una stesa si dipanavano dall’auto del giovane.
Luci e ombre delle intercettazioni
Il 20 dicembre, il dialogo si fa ancor più sconcertante. **“È stato Ciro Basile”**, afferma la madre di Jhonny, convinta di riconoscere la voce del giovane durante il conflitto a fuoco in vico Caricatoio. Parole pesanti, cariche di sospetti e accuse che solleticano una tensione palpabile, alimentando un clima avvelenato di reciproche vendette ed incertezze.
Tuttavia, il 25 dicembre, un colpo di scena: Jhonny nega le affermazioni materne. Con decisione, afferma che Ciro è estraneo ai fatti, indicando invece altri nomi, tra cui M.C. e Puggillo, come veri responsabili della sparatoria. **“Basile è estraneo”** diventa il suo mantra, un tentativo di ribaltare una narrazione che rischia di intrappolare Ciro in una rete di colpe non sue.
Un’ombra di vendetta e tensione
Questo susseguirsi di accuse e negazioni si intreccia con l’atmosfera carica di rancore che permea i vicoli. L’agguato contro Basile emerge come un capitolo di una storia di vendette e rivalità che nessuno pare voler chiudere. Gli investigatori vedono in questo episodio la conferma di un conflitto latente tra gruppi giovanili armati che si contendono il territorio, dimostrando come anche le stelle più luminose possano trovarsi avvolte nell’oscurità.
Ciro, mai formalmente indagato, è ora un nome associato a un contesto ben più inquietante. E mentre i proiettili accorrono a scrivere una nuova pagina di questa storia, resta da chiedersi: a chi spetta la responsabilità di svelare la verità in un ambiente così complesso e intriso di ombre?
