Clan Rea, il figliastro del boss riceveva gli ordini dal carcere dal padre

Lunedì mattina si terrà l’interrogatorio di garanzia di Antonio Laurato, arrestato per estorsione aggravata e agevolazione mafiosa.

Lunedì mattina, nel carcere di Secondigliano, si svolgerà l’interrogatorio di garanzia di Antonio Laurato, 33enne di Casalnuovo di Napoli, finito in manette con l’accusa di estorsione aggravata dal metodo mafioso e dall’agevolazione del clan Rea-Veneruso.

Il provvedimento, emesso dal Gip su richiesta della Procura Distrettuale Antimafia, ha colpito anche altri cinque affiliati, tra cui il “super boss” Francesco Rea, detto “O Pagliesco”, ritenuto il reggente dell’organizzazione.

Secondo gli investigatori, Laurato non sarebbe un semplice affiliato, ma il figlio naturale del boss Rea – nato da una relazione extraconiugale – e suo diretto collegamento con l’esterno. L’accusa ricostruisce un meccanismo criminale che parte dall’interno del carcere: Rea avrebbe contattato il figlio attraverso un “telefono-pirata”, strumento dedicato esclusivamente a questa comunicazione, per concordare le azioni illecite.

Spetterebbe poi a Laurato trasmettere gli ordini agli altri componenti del clan operativi sul territorio.

Le vittime designate sarebbero stati imprenditori di Casalnuovo, Volla e comuni limitrofi, costretti a pagare somme di denaro per poter continuare a lavorare. Un sistema di vessazione continuo, basato su minacce e violenze, finalizzato a rimpinguare le casse del sodalizio e a rafforzarne il controllo nell’area a nord-est di Napoli.

Laurato, che si è avvalso della difesa dell’avvocato Vittorio Fucci, affronta ora il primo confronto formale con il giudice. L’interrogatorio di lunedì, in programma presso il Tribunale di Napoli, sarà un passo cruciale per l’inchiesta che mira a smantellare i vertici operativi del clan Rea-Veneruso, da tempo egemone in quel quadrante della provincia.

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Fonte REDAZIONE

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