#GiuglianoUnCambioDiRotta: Il Processo che Scava nella Politica Locale
Giugliano, una cittadina situata a nord di Napoli, si trova al centro di una tempesta giudiziaria. L’ex sindaco di Giugliano Antonio Poziello e altri sono sotto processo per presunti legami tra politica e camorra. Le strade, che avrebbero dovuto rappresentare il progresso e la speranza per i cittadini, sembrano ora un reticolo di incertezze e ombre inquietanti.
Il processo che scuote la comunità
Inizia un capitolo cruciale per Giugliano, con il rinvio a giudizio di Poziello e di numerosi ex assessori, consiglieri comunali, dirigenti e imprenditori. La seconda sezione collegiale E del tribunale di Napoli ha avuto il compito di deliberare su un caso che ha portato alla luce non solo accuse di corruzione, ma un tessuto intricato di relazioni tra la sfera politica e quella criminale.
Un totale di 43 persone è ora chiamata a rispondere di accuse gravi, mentre il clima nel palazzo di giustizia è teso. Il dibattito entra nel vivo, con le prime udienze fissate per il 22 aprile, un giorno che potrebbe segnare una svolta per il Comune e per i suoi abitanti.
Il cast degli imputati
Tra i volti noti che già affollano le aule di tribunale, emergono figure come l’ex assessore Giulio Di Napoli e i consiglieri Pasquale Casoria e Paolo Liccardo. Accanto a loro, Filippo Frippa, un ex dirigente comunale, rappresenta una parte di un mosaico complesso e delicato. Mentre il giudice ha deciso di escludere alcuni nomi dalla lista degli imputati, come Andrea Guarino, l’equilibrio del potere a Giugliano sembra scosso. Per chi ha optato per il rito abbreviato, le udienze sono già calendarizzate, pronte a portare alla luce altri aspetti di un sistema putrido.
Un sistema corruttivo radicato
Le radici di questa inchiesta risalgono al 2015, quando ha preso avvio l’indagine guidata dalla Direzione distrettuale antimafia. Secondo l’accusa, sarebbe emerso un insidioso sistema corruttivo, alimentato da appalti truccati e coronato da generose “daizioni” di denaro e promesse di posti di lavoro. In un contesto dove la speranza di un miglioramento socio-economico era palpabile, ciò che si stava intessendo dietro le quinte era un’alleanza inaccettabile tra cittadini e clan.
Ogni gara pubblica e ogni permesso a costruire erano diventati pretesti per rastrellare tangenti, alimentando le casse del clan Mallardo e danneggiando irrimediabilmente il tessuto sociale di Giugliano. Andrea Abbate, o “zio Andrea”, è una figura centrale, un mediatore ambivalente tra istituzioni e criminalità.
Un futuro da ricostruire
La camorra non esercitava solo controllo sui lavori pubblici, ma si impadroniva anche del futuro delle famiglie, reinvestendo profitti illeciti in una rete complicata che spesso includeva prestanome. Mentre la comunità di Giugliano si trova a fare i conti con un passato tormentato, la verità emerge lentamente, come una luce che filtra tra le crepe di un muro ormai logoro.
Ora, il tribunale dovrà verificare le responsabilità e i ruoli di quanti hanno piegato il potere a loro favore, in una vicenda che ha lasciato segni duraturi nella storia amministrativa della cittadina. Giugliano ha bisogno di un riscatto, di un nuovo inizio, che parta dal riconoscere gli errori del passato.
