La Trentatré di Scampia non era una semplice piazza di spaccio. Era, come emerge dall’ordinanza cautelare firmata dal gip Lucia De Micco, una struttura criminale stabile, organizzata e gerarchizzata, capace di reggere nel tempo grazie a regole interne, ruoli ben definiti e alla copertura garantita dal clan Amato-Pagano.
Un’organizzazione che operava come un’azienda illegale, attiva nella vendita di cocaina, crack, eroina e kobret, con base tra via Enzo Striano e via Anna Maria Ortese, ma con una rete di clienti che si estendeva ben oltre Scampia, raggiungendo Chiaiano, Miano, Colli Aminei, la Zona Ospedaliera e le aree limitrofe.
La Trentatré, la piazza blindata della droga e un’organizzazione stabile
L’operazione, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli e firmata dai pm Lucio Giugliano e Mariangela Magariello, ha portato a 25 arresti in carcere, 3 arresti domiciliari, 3 indagati a piede libero.
Per il gip, non si tratta di episodi isolati di spaccio, ma di un sodalizio criminale vero e proprio, aggravato sia dal numero degli affiliati, superiore a dieci, sia dal metodo mafioso, con l’utilizzo della forza intimidatrice del clan.
Le indagini, partite nella primavera 2022 dalle rivelazioni dei due pentiti, Salvatore Roselli e Luigi Rignante, hanno svelato una piazza di spaccio di kobra e cocaina nel cuore della “Trentatre” di Scampia, ex lotto SC3 in via Arcangelo Ghisleri, roccaforte del clan Amato-Pagano. L’organizzazione non si limitava alla vendita al dettaglio sul posto: riforniva Chiaiano, Miano e Colli Aminei con consegne a domicilio o appuntamenti in strada.
Ruoli rigidi e gerarchia ferrea emergevano dalle intercettazioni e dai pedinamenti. In cima, due boss pluripregiudicati curavano promozione, organizzazione e finanziamenti. Sotto, custodi di droga, addetti a stoccaggio e confezionamento, rifornitori della piazza, pusher e “pali-vedette”. Tre indagati si alternavano come capi-piazza con turni orari precisi.
Il blitz: 31 indagati, la struttura smantellata
Non solo spaccio: nel mirino un episodio di guerra di camorra. Nell’agosto 2022, il clan “Abbasc Miano” (costola dei Lo Russo) lanciò una “stesa” sparando raffiche contro esponenti della Trentatre, rei di aver invaso il loro territorio. Parte dei proventi serviva a mantenere le famiglie dei detenuti affiliati.
Frutto delle indagini, sequestri massicci di eroina, cocaina, crack e kobra. Durante gli arresti – eseguiti tra Napoli, provincia e carceri come Poggioreale, Secondigliano, Bellizzi, Carinola, Ascoli Piceno e Ancona – gli agenti hanno confiscato circa 100mila euro in contanti, provento delle piazze di morte.
I capi: chi decideva, chi finanziava
Al vertice del sistema, secondo l’ordinanza, sedevano Massimiliano Cafasso e Salvatore Mele, descritti come promotori, finanziatori e organizzatori dell’intera attività.
Accanto a loro operava un gruppo di direttori della piazza, incaricati di garantire il funzionamento quotidiano dello spaccio:
Mario Abbatiello, Pasquale Capano, Giovanni Conte e Salvatore Montefusco.
Erano loro a impartire ordini, decidere turni, stabilire prezzi e gestire le emergenze.
La droga, il denaro e i custodi
Il cuore logistico dell’organizzazione era affidato a figure chiave: Antonio Abbatiello, fino all’agosto 2022, custodiva droga e incassi, riforniva i pusher e, quando necessario, faceva anche da corriere; Antonio De Matteo garantiva la fornitura costante, soprattutto di crack;
Giuseppe Cacciapuoti, Gennaro Gaglione e Antonio Musto erano acquirenti abituali, con Gaglione incaricato anche di stoccare partite di stupefacente pronte per essere immesse sul mercato.
Pusher, pali e telefoni: la strada
Sulla strada, il sistema si reggeva su una fitta rete di pusher itineranti, pronti a muoversi su chiamata: Gennaro Calvino, Cesare Di Domenico e Gabriele Vallefuoco.
Quest’ultimo, fino all’estate 2022, era uno dei riferimenti principali della piazza.
Le intercettazioni raccontano una vendita continua, scandita da telefonate, appuntamenti, linguaggio in codice e staffette.
Nicoletta Mascaro trasportava le dosi, mentre altri indagati presidiavano la zona come pali-vedette, pronti a segnalare l’arrivo delle forze dell’ordine.
La piazza come un fortino
A presidiare la Trentatré c’era un gruppo numeroso, con compiti intercambiabili:
Bifolchetto, Cartigiano, Coppola, D’Ambrosio, Ottaiano, Rossi, Russo e Tsevtzov.
Pusher, vedette, rifornitori: una presenza costante che rendeva la piazza operativa a ogni ora del giorno, protetta dalla reputazione criminale del clan.
La rottura: quando la clientela viene “rubata”
Il punto di svolta arriva il 12 agosto 2022.
Da quel momento, come ricostruisce il gip, la clientela della Trentatré viene strappata con la forza al gruppo di Vallefuoco.
A subentrare è il gruppo “Abbasc’ Miano”, che affida la gestione a Pasquale Luongo, detto Masaniello. Luongo si presenta ai clienti come “il compagno di Vallefuoco”, spiegando che il vecchio referente “non ci sta più”. In realtà, dietro il cambio di gestione c’è una rapina dei telefoni utilizzati per lo spaccio e l’imposizione violenta di un nuovo controllo.
Crack, inesperienza e lamentele
Le intercettazioni restituiscono anche il ritratto di Luongo: inesperto nella vendita di crack, costretto a imparare in fretta un mercato che non conosce.
I clienti si lamentano: “È detersivo, è Dash”, “Fumo da trent’anni e so riconoscere la qualità”.
Frasi che, per il giudice, raccontano più di qualsiasi perizia la qualità scadente della droga e il tentativo di Luongo di sfruttare l’avviamento commerciale dei rivali.
“Pizze” da 13 e 15 euro: il linguaggio che tradisce
Il codice è goffo e spesso inutile.
“Pizze”, “rose”, “quanti siete”: parole che dovrebbero nascondere, ma che finiscono per svelare tutto.
In una conversazione, un cliente parla apertamente di crack, costringendo Luongo a zittirlo. In un’altra emerge la distinzione tra due prodotti: 13 euro per il crack, 15 euro per la cocaina, “quella bianca”.
Per il gip, il significato è chiaro: tutte le conversazioni sono finalizzate allo spaccio, senza margini di equivoco.
Il clan sullo sfondo
A rendere possibile tutto questo è il metodo mafioso. La piazza della Trentatré prospera perché inserita nel sistema del clan Amato-Pagano, al quale vengono destinati parte dei proventi e dal quale provengono protezione, droga e intimidazione.
È questa forza criminale, scrive il giudice, a garantire il controllo del territorio e la continuità dell’attività illecita.
L’elenco degli indagati
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ABBATIELLO Antonio, nato a Napoli il 1° gennaio 1967. CARCERE
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ABBATIELLO Mario, nato a Napoli il 4 settembre 1971 CARCERE
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BIFOLCHETTO Salvatore, nato a Napoli il 20 luglio 1987 CARCERE
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CACCIAPUOTI Giuseppe, nato a Giugliano in Campania il 21 maggio 1968 CARCERE
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CAFASSO Massimiliano, nato a Napoli il 22 marzo 1972. INDAGATO
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CALVINO Gennaro, nato a Napoli il 16 gennaio 1979 CARCERE
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CAPANO Pasquale, nato a Napoli il 5 luglio 1975 CARCERE
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CARBONE Luciano, nato a Napoli il 2 dicembre 1996 CARCERE
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CARTIGIANO Fabio, nato a Napoli il 4 agosto 1981 CARCERE
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CASTELNUOVO Vincenzo, nato a Napoli il 25 agosto 1989 CARCERE
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CASTIELLO Giovanni, nato a Villaricca il 27 settembre 1991 CARCERE
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CELENTANO Cristian, nato a Napoli il 30 novembre 1994 CARCERE
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CIOTOLA Salvatore, nato a Napoli il 10 giugno 1987 CARCERE
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CONTE Giovanni, nato a Napoli il 30 ottobre 1974 CARCERE
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COPPOLA Giuseppe, nato a Casoria il 30 agosto 1958 CARCERE
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D’AMBROSIO Alessio Francesco, nato a Napoli il 24 luglio 1998 CARCERE
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DE MATTEO Antonio, nato a Napoli il 28 settembre 1991 CARCERE
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DE SALVO Laura, nata a Napoli il 14 agosto 1983 CARCERE
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DI DOMENICO Cesare, nato a Napoli il 9 ottobre 1989 CARCERE
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GAGLIONE Gennaro, nato a Napoli il 30 maggio 1981 CARCERE
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LUONGO Pasquale, nato a Napoli il 12 luglio 1972 CARCERE
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MASCARO Nicoletta, nata a Napoli il 17 febbraio 1968 ARRESTI DOMICILIARI
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MELE Salvatore, nato a Napoli il 6 maggio 1976 CARCERE
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MONTEFUSCO Salvatore, nato a Napoli il 26 settembre 1979 CARCERE
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MUSTO Antonio, nato a Napoli il 27 aprile 1968 CARCERE
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MUSTO Gennaro, nato a Napoli il 24 novembre 1990. INDAGATO
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OTTAIANO Gennaro, generalità omissate
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ROSSI Michael, nato a Napoli il 29 aprile 2003 ARRESTI DOMICILIARI
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RUSSO Giovanni, nato a Napoli il 20 dicembre 2004 ARRESTI DOMICILIARI
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TSEVTZOV Dimitro, nato in Ucraina il 9 settembre 1986. CARCERE
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VALLEFUOCO Gabriele, nato a Mugnano di Napoli il 27 luglio 1978 CARCERE
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