#GiustiziaSottoAccusa: Svelato il Sistema dei Falsi Incidenti e Corruzione al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere
Sentenze vendute, viaggi e regali opulenti, un intreccio di illegalità che ha colpito il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, nel cuore del Casertano. È un’accusa pesante quella che ha portato alla sospensione di tre giudici di pace, coinvolti in una inchiesta della Procura di Roma, che illumina un oscuro sistema di cause civili, legato a incidenti stradali mai avvenuti o truccati con astuzia.
Le operazioni, condotte dalla Polizia di Stato e dalla Guardia di Finanza, hanno visto protagonisti sette indagati, tra cui magistrati di pace e avvocati. Per i tre giudici, è scattata una sospensione di un anno dall’incarico, mentre un avvocato è stato posto agli arresti domiciliari e altri tre hanno subito un divieto temporaneo di esercitare la professione, per lo stesso periodo.
L’indagine, condotta dalla Squadra Mobile di Caserta, ha svelato un quadro inquietante: gli avvocati erano i veri burattinai, orchestrando l’intero ciclo di presunti falsi sinistri per portare pratiche di risarcimento davanti a magistrati compiacenti. In cambio, ai giudici onorari venivano offerti “denaro”, “buoni viaggio” e “borse firmate”, un prezzo per ottenere sentenze favorevoli.
Le rivelazioni parlano di un copione ricorrente, di incidenti che, pur variando per luoghi e date, presentavano schemi ripetuti e anomalie inquietanti. Tra le scene più comuni, pedoni investiti sulle strisce o ciclisti coinvolti, a volte addirittura su tandem. Ma un dettaglio saltava sempre all’occhio: l’assenza delle forze dell’ordine sul luogo dell’incidente, un elemento che rese più semplice creare versioni dei fatti difficili da verificare.
Nel meccanismo della corruzione, i rapporti con consulenti tecnici, medici e legali scelti dalle compagnie assicurative giocarono un ruolo cruciale, volti a ottenere valutazioni favorevoli per richieste di risarcimento che, secondo gli inquirenti, erano puramente fittizie.
Conclude l’indagine il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma, con un sequestro preventivo di oltre 300mila euro, somma considerata il frutto delle attività illecite così come contestate. Un’inchiesta che scuote le fondamenta della giustizia onoraria e riporta alla luce un sistema che, se confermato, rischia di trasformare le aule di tribunale in un centro di affari illeciti, dove il diritto è messo in secondo piano rispetto a vantaggi personali.
