Assolto dopo 15 mesi in carcere per estorsione: l’innocenza riconosciuta a Pimonte

Assolto Antonio Chierchia: il Tribunale di Torre Annunziata chiude l’inchiesta su presunta estorsione mafiosa a Pimonte

Antonio Chierchia è stato assolto con formula piena per non aver commesso il fatto, al termine di un processo presso il Tribunale di Torre Annunziata. La sentenza, emessa dal Collegio giudicante presieduto da Aufieri con a latere Salzano e De Simone, ribalta le accuse di estorsione aggravata dal metodo mafioso, legate a un cantiere nel comune di Pimonte, in provincia di Napoli. L’udienza decisiva si è svolta di recente, dopo più di un anno di detenzione cautelare per l’imputato.

L’inchiesta ha origine da un’indagine avviata nel marzo 2022 dal Nucleo Operativo dei Carabinieri di Torre Annunziata, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA). Secondo la ricostruzione accusatoria della DDA, Chierchia avrebbe esercitato pressioni illecite sul titolare di una ditta impegnata nei lavori di riqualificazione del campo sportivo “San Michele” a Pimonte. Gli inquirenti avevano collegato l’episodio alle attività del sodalizio criminale Afeltra-Di Martino, attivo nell’area dei Monti Lattari.

Il Pubblico Ministero della DDA aveva richiesto una condanna a 6 anni di reclusione, basandosi su elementi raccolti durante le indagini. Tra questi, un riconoscimento oculare ripetuto da parte della persona offesa, che aveva identificato Chierchia in tre occasioni: durante le indagini preliminari e nel corso del dibattimento.

Tuttavia, la difesa ha contestato la solidità di queste prove. L’avvocato Francesco Romano, nel presentare le proprie argomentazioni, ha evidenziato incongruenze nel racconto della vittima, come riportato nei verbali del processo. Attraverso un’attività di indagine difensiva, la difesa ha dimostrato l’assenza di riscontri oggettivi a sostegno del riconoscimento facciale, portando il Collegio a valutare l’estraneità di Chierchia ai fatti contestati.

La sentenza ha posto fine a 15 mesi di custodia cautelare in carcere per l’imputato. I giudici hanno accolto le tesi difensive, sottolineando che il riconoscimento non era supportato da elementi concreti, come testimoniato dalle stesse udienze.

Secondo una prima ricostruzione delle fonti giudiziarie, tra cui il Tribunale di Torre Annunziata e la DDA, l’episodio si inserisce in un contesto di tensioni criminali nell’area, anche se non tutti i dettagli sono ancora definitivi. Le motivazioni della sentenza saranno depositate nelle prossime settimane, offrendo ulteriori chiarimenti sul caso.

Attualmente, le indagini potrebbero estendersi alla valutazione della posizione della persona offesa e alle circostanze che hanno condotto all’accusa iniziale. La Procura della Repubblica potrebbe esaminare eventuali sviluppi, in linea con le procedure standard per casi di questo tipo, sebbene al momento non siano stati annunciati ulteriori passi ufficiali.

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