Camorra, pizzo ai commercianti: 4 anni di carcere a Michele D’Alessandro jr

Confermata in Appello la colpevolezza per Michele D’Alessandro: inflitti 4 anni. Cade l’accusa di associazione, ma resta il peso delle estorsioni ai commercianti.

Castellammare – Non erano semplici omaggi natalizi, ma una vera e propria tassa di sovranità imposta con il metodo del terrore. La Corte d’Appello di Napoli ha emesso il verdetto di secondo grado nei confronti di Michele D’Alessandro, 33 anni, rampollo dell’omonima dinastia criminale di Scanzano e figlio del boss Luigi (attualmente al regime di 41-bis). Per lui è arrivata una condanna a 4 anni di reclusione, un leggero sconto di pena rispetto al primo grado, per i reati di estorsione aggravata dal metodo mafioso.

Il blitz e l’inchiesta: il sistema dei “calendari d’oro”

L’inchiesta che ha portato alla sbarra il trentatreenne affonda le radici in un’articolata attività investigativa dell’Antimafia, scaturita da un blitz che fece luce sul capillare controllo del territorio esercitato dai D’Alessandro su Castellammare.

Gli inquirenti ricostruirono un sistema ingegnoso quanto spietato: i commercianti della città non venivano solo minacciati per la classica “rata” di pizzo, ma erano costretti ad acquistare gadget e calendari natalizi a prezzi fuori mercato. Quella che appariva come una transazione commerciale era, nei fatti, un’estorsione mascherata. Rifiutare l’acquisto non era un’opzione, poiché l’offerta arrivava direttamente dagli emissari della cosca.

Il braccio operativo e la forza intimidatoria

Secondo l’impianto accusatorio, Michele D’Alessandro non agiva da solo. Nel corso del procedimento sono emersi i nomi dei suoi presunti sodali, tra cui Matteo Di Lieto e il sicario Antonio Lucchese. Il gruppo, avvalendosi della forza intimidatoria derivante dal nome dei D’Alessandro, avrebbe visitato decine di attività commerciali stabiesi.

L’inchiesta ha dimostrato come la “vendita” di questi gadget servisse non solo a rimpinguare le casse del clan, ma a ribadire la presenza fisica della famiglia in ogni quartiere, soffocando l’economia locale sotto il peso di una pressione costante.

La sentenza: domiciliari e precedenti

Nonostante la conferma della condanna per gli episodi estorsivi, i giudici hanno concesso un lieve sconto di pena, rimodulando il verdetto precedente. Michele D’Alessandro, che sta già scontando altre condanne per associazione a delinquere e traffico di stupefacenti, resta attualmente ai domiciliari fuori dalla regione Campania.

La sentenza di Appello chiude un ulteriore capitolo della strategia giudiziaria volta a smantellare le nuove leve di Scanzano, confermando che dietro la facciata di una “vendita forzata” di oggettistica si nascondeva il volto feroce del racket di Castellammare.

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