Condannati per click day truccati e migliaia di pratiche false su migranti

Condanne per oltre 80 anni di carcere nel processo sul business del click day per migranti a Napoli

Il Tribunale di Napoli ha emesso condanne per un totale superiore a 80 anni di carcere in un processo con rito abbreviato. Coinvolti erano avvocati, intermediari e forze dell’ordine, accusati di aver gestito un sistema criminale per lucrare sulle pratiche di ingresso per migranti. Il verdetto è stato pronunciato dal gup Luca della Ragione, sulla base di un’inchiesta condotta nel giugno scorso dalla Procura distrettuale antimafia (Dda) di Napoli e dalle forze dell’ordine.

Secondo la ricostruzione della Procura, coordinata dal pm Giuseppe Visone, l’organizzazione sfruttava il “click day” del decreto flussi, un meccanismo per regolare l’ingresso legale di lavoratori stranieri. Gli indagati hanno presentato migliaia di istanze fittizie sul portale S.U.I., estorcendo somme tra 3.500 e 6.000 euro a migranti in cerca di opportunità. Le indagini, condotte dal Commissariato di San Giuseppe Vesuviano e dalla Squadra Mobile di Napoli, hanno documentato un sistema stabile e strutturato, non limitato a episodi isolati.

Al centro dell’inchiesta c’era una rete complessa che includeva professionisti come avvocati e consulenti del lavoro, aziende compiacenti usate come facciate e procacciatori legati alle comunità straniere. Figure apicali, tra cui Vincenzo Sangiovanni, Santolo Genua, Gaetano Cola e Aniello Annunziata, coordinavano l’inserimento di pratiche false. Secondo gli atti processuali, lo studio legale condiviso da Giuseppe Menzione e la famiglia Sangiovanni fungeva da cabina di regia, dove si preparavano documenti ideologicamente falsi.

Le indagini hanno rivelato che durante il “click day”, quando le quote per i permessi di lavoro si esauriscono in pochi minuti, l’organizzazione usava SPID multipli e pratiche pre-caricate per superare la concorrenza. Molti migranti hanno pagato per ricevute false, che non portavano a veri impieghi. Questo meccanismo, secondo la sentenza, integrava il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Tra i ruoli chiave, emerge quello di Mario Nippoli, agente di polizia al Commissariato di Poggioreale, accusato di inserire richieste sul portale S.U.I. usando identità digitali fornite dai vertici. Melanie Seeber, vigile urbano, sfruttava le sue competenze informatiche e l’azienda della madre per intercettare clienti. Aziende in Campania, Toscana e Alto Adige sono state identificate come “gusci vuoti”, con numeri impressionanti: fino a 132 domande per una singola società e oltre 200 istanze in una provincia.

I procacciatori, spesso connazionali dei migranti come MD Saiful e Sheikh Rafique, reclutavano clienti e raccoglievano documenti, sfruttando legami comunitari. Il blitz del 10 giugno, condotto dalle forze dell’ordine, ha portato al sequestro di denaro e preziosi, custoditi da Nunzio Sangiovanni, come prova del profitto illecito. La sentenza ha disposto la confisca dei beni, con destinazione delle somme all’Erario.

Tra i condannati con rito abbreviato figurano Aniello Annunziata (12 anni), Gaetano Cola (12 anni), Vincenzo Sangiovanni (10 anni) e altri, per un totale di condanne come indicato negli atti processuali. In un procedimento separato, alcuni imputati hanno patteggiato pene sospese, tra cui Giuseppe Menzione (1 anno e 10 mesi) e Mario Nippoli (1 anno e 10 mesi con multa), ammettendo responsabilità e versando somme per riparazione del danno, di fronte al gup Isabella Iaselli.

Le indagini, coordinate dalla Dda di Napoli, proseguono per verificare eventuali ramificazioni del sistema. Non sono esclusi ulteriori sviluppi, inclusi appelli contro le condanne. La Procura monitora l’impatto su comunità straniere e possibili collegamenti ad altri traffici illeciti. (Fonte: Procura distrettuale antimafia di Napoli e atti processuali)

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