Corte di Appello di Napoli condanna Raffaele Imperiale a 22 anni per traffico internazionale di droga
NAPOLI – La seconda sezione penale della Corte di Appello di Napoli ha condannato Raffaele Imperiale, ex narcotrafficante legato al clan Amato-Pagano, a 22 anni e 20 giorni di reclusione. La sentenza, emessa in un processo per associazione a delinquere transnazionale, riconosce il suo ruolo di promotore e finanziatore di operazioni di importazione di stupefacenti su scala globale. Il verdetto è stato pronunciato in data recente, confermando dettagli emersi dalle indagini coordinate dalla Procura di Napoli.
Imperiale, originario di Castellammare di Stabia, è stato descritto dalle autorità giudiziarie come una figura centrale nel traffico di droga tra Sud America ed Europa. Secondo le ricostruzioni investigative dei Carabinieri e della Polizia, ha trasformato una posizione nel clan Amato-Pagano in un’attività di brokeraggio internazionale. Questo ha coinvolto legami con cartelli sudamericani e gruppi criminali europei, focalizzati su cocaina, hashish e marijuana.
Per anni, Imperiale ha gestito operazioni complesse, utilizzando rotte logistiche avanzate e porti strategici per il trasporto di quantitativi industriali di stupefacenti. Le indagini hanno evidenziato l’uso di una rete finanziaria sofisticata per il riciclaggio di milioni di euro, come documentato da intercettazioni e perquisizioni coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA).
Durante la latitanza, Imperiale ha vissuto a Dubai, in una situazione definita dalle fonti investigative come “di lusso”. Secondo le ricostruzioni della Procura, ciò gli ha permesso di continuare a dirigere i traffici senza esporsi direttamente. Utilizzava telefoni criptati come Sky-ECC e EncroChat, con il nickname “Opentiger”, per coordinare spedizioni e ordini, come emerge da chat intercettate dagli inquirenti.
Il processo di primo grado, celebrato con rito abbreviato davanti al gup Maria Luisa Miranda e il pm Maurizio De Marco, aveva già condannato Imperiale a 15 anni e 8 mesi. In quella fase, è emersa la sua collaborazione con le autorità. Secondo quanto riferito dalla Procura, Imperiale ha restituito due opere di Vincent Van Gogh, rubate e poi consegnate al museo di Amsterdam, e ha offerto un’isola al largo di Dubai. Questi gesti sono stati citati come parte della sua decisione di diventare collaboratore di giustizia.
Nonostante questa collaborazione, la Corte di Appello ha aumentato la pena, ritenendola inadeguata alla gravità dei reati. I giudici hanno ribadito il ruolo apicale di Imperiale nell’organizzazione, basandosi su prove raccolte durante le indagini. La decisione si inserisce in un contesto più ampio di procedimenti contro il narcotraffico legato alla camorra, come documentato da precedenti sentenze della DDA.
Tra gli altri imputati, la sentenza ha inflitto pene significative. Mario Simeoli è stato condannato a 15 anni e 8 mesi, Daniele Ursini a 15 anni e 4 mesi, Marco Liguori a 14 anni e 4 mesi, Fortunato Murolo a 14 anni, Bruno Carbone a 12 anni (con pena resa definitiva per mancato appello), Marco Panetta a 12 anni, Ciro Gallo a 11 anni, Luca Albino a 10 anni, Antonio De Dominicis a 9 anni e 6 mesi più una multa di oltre 94mila euro, Antonio Cerullo a 8 anni, Antonio Puzella a 7 anni e 6 mesi, Girolamo Lucà a 7 anni, Giuseppe Gentile a 6 anni e 4 mesi, Corrado Genovese a 5 anni e 4 mesi, e Gianmarco Cerrone a 4 anni e 8 mesi. Questi verdetti si basano sulle accuse di associazione a delinquere e traffico di stupefacenti, come delineate dalle fonti giudiziarie.
In totale, le condanne ammontano a 174 anni, 8 mesi e 20 giorni di reclusione per tutti gli imputati. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni, offrendo ulteriori dettagli sulle prove. Secondo le attuali ricostruzioni della Procura, le indagini continuano a esplorare collegamenti internazionali, potenzialmente portando a nuovi sviluppi nel contrasto al narcotraffico globale.
