Difesa in aula per Giuseppe Musella: il video smentisce la fuga dopo l’omicidio della sorella Jlenia
Giuseppe Musella, 25enne di Napoli, è accusato di omicidio volontario aggravato per la morte della sorella Jlenia, 22 anni, avvenuta la notte tra il 4 e il 5 febbraio presso l’ospedale Villa Betania a Ponticelli. Secondo una prima ricostruzione degli inquirenti, l’uomo avrebbe aggredito la sorella al termine di una lite familiare, causandole lesioni fatali.
La difesa di Musella, rappresentata dagli avvocati Andrea Fabozzo e Leopoldo Perone, ha presentato un video virale su TikTok per contestare le accuse. Le immagini, diffuse online, mostrano Musella all’esterno del pronto soccorso, senza segni di fuga immediata.
Nel filmato, Musella appare a torso nudo accanto alla madre, mentre i medici comunicano la notizia del decesso. L’uomo non si allontana: si siede su un muretto dell’ingresso delle ambulanze, con le mani sulla fronte e una sigaretta in mano, mentre la madre manifesta il suo dolore.
Secondo la difesa, queste sequenze dimostrano che Musella non ha abbandonato il luogo per scappare, come ipotizzato inizialmente dagli investigatori. I legali hanno citato il video come prova contraria a una condotta evasiva post-aggressione.
Tuttavia, Musella resta detenuto nel carcere di Secondigliano. Gli atti processuali indicano che il movente della lite rimane poco chiaro, legato a un presunto ferimento di un cagnolino da parte di Jlenia.
Un elemento chiave emerge dall’autopsia, condotta in parallelo all’udienza di convalida del fermo. Secondo i risultati preliminari, forniti dal medico legale, la causa del decesso è una lesione all’aorta, sufficiente a provocare un’emorragia fatale. Una seconda ferita al polmone è stata rilevata, ma non considerata determinante.
L’avvocato Fabozzo, presente all’esame autoptico con il consulente della difesa, ha commentato i dati iniziali. “È plausibile che la lesione alla schiena sia stata causata dal lancio di un coltello, non da un’impugnazione diretta”, ha dichiarato il legale, basandosi sui rilievi del suo esperto. Ha precisato che occorreranno ulteriori analisi per confermare questa ipotesi, con la relazione finale attesa entro 60 giorni.
Gli investigatori, coordinati dalla Procura di Napoli, hanno ricostruito la dinamica dell’omicidio. La lite sarebbe scoppiata in casa per via di un cagnolino ferito, con Musella che, secondo la sua confessione alla Squadra Mobile, ha scagliato un coltello senza intenzione di uccidere.
Musella ha ribadito questa versione durante l’udienza di convalida. Tuttavia, il gip Maria Rosaria Aufieri ha convalidato il fermo, optando per la custodia cautelare in carcere. Il giudice ha respinto l’ipotesi del lancio, definendola “non coerente” con la ferita mortale, che secondo lui è stata inferta da distanza ravvicinata.
A influire sulla decisione del gip sono stati anche i comportamenti successivi all’omicidio. L’ordinanza cita tentativi di Musella di eliminare prove, come la cancellazione dei profili social, interpretati come un possibile depistaggio per alterare la verità dei fatti.
La difesa aveva chiesto di riqualificare il reato da omicidio volontario a preterintenzionale, ma questa richiesta è stata respinta. Le indagini proseguono con gli inquirenti in attesa di riscontri definitivi dall’autopsia e da ulteriori verifiche forensi.
Per ora, il caso rimane aperto, con la Procura che valuta nuovi elementi per chiarire il movente e la dinamica esatta. Ulteriori sviluppi sono attesi nelle prossime settimane, in base agli esiti delle perizie.
