San Giovanni Bosco: ritorno delle ombre dei clan sull’ospedale, la situazione si aggrava

Ritorno delle Criticità all’Ospedale San Giovanni Bosco di Napoli: Due Inchieste e 76 Indagati

NAPOLI – La situazione critica all’interno dell’ospedale San Giovanni Bosco non è nuova. Già nel 2019, la Regione Campania, sotto la direzione dell’allora governatore Vincenzo De Luca, aveva messo in atto un commissariamento per affrontare un apparato amministrativo compromesso e sospettato di infiltrazioni camorristiche.

Ciro Verdoliva, nominato commissario dal direttore generale dell’Asl Napoli 1 Centro, si era trovato a dover gestire un contesto di emergenza caratterizzato da gravi criticità organizzative e da una perdita di fiducia pubblica nei confronti della struttura.

Una verifica straordinaria, prestabilita come uno “scioglimento antimafia”, era stata predisposta per analizzare l’eventuale permeabilità dell’ospedale agli interessi illeciti, mirando a una profonda ristrutturazione del management sanitario.

Tra le prime azioni intraprese, si evidenzia l’allontanamento di parcheggiatori abusivi, una presenza radicata nelle aree esterne, simbolo di un controllo informale su spazi vitali per la fruizione dei servizi.

L’operazione di ristrutturazione toccò anche le attività economiche interne, culminando nella chiusura del bar e del ristorante e nella rimozione delle macchinette di bevande, accusate di non rispettare i criteri di trasparenza amministrativa.

Parallelamente, vennero regolamentati gli accessi per le ambulanze private e ridefiniti gli orari di ingresso nei reparti, rispondendo a esigenze di ordinarietà e controllo.

Nella ristrutturazione sanitaria, venne introdotto un sistema di triage informatizzato mai attivato prima, e la riattivazione di apparecchiature radiologiche ferme da oltre due anni per mancanza di pezzi di ricambio.

Un’azione disciplinare incisiva portò a numerose sostituzioni nelle posizioni dirigenziali, incluso il direttore sanitario e quello amministrativo. Tra le irregolarità emerse, una violazione grave delle procedure di ricovero che permetteva l’inserimento arbitrario di pazienti nelle liste di attesa.

Tuttavia, un’inchiesta recentemente conclusa ha richiamato l’attenzione su queste criticità, segnalando il ritorno di problematiche che si pensava risolte con il commissariamento.

Il numero degli indagati si attesta a 76. Tra loro, figure come Antonio Agizza, Maria Aieta e Franco Iovine, solo per citarne alcuni, si trovano nel mirino di accertamenti condotti da carabinieri e polizia, in stretto contatto con la procura.

Le indagini sono in corso e potrebbero rivelare ulteriori sviluppi nelle prossime settimane, complicando ulteriormente la situazione del presidio sanitario e la sua governance. Fonti investigative confermano che le azioni intraprese in passato non sono state sufficienti a garantire stabilità e legalità nel lungo termine.

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