Scafati: Fratello accusato di omicidio volontario, chiesti 21 anni di reclusione in Appello
Un nuovo sviluppo nel caso di omicidio avvenuto a Scafati, dove una donna di 58 anni è deceduta dopo cinque mesi di coma a causa di un’aggressione a martellate. Il procuratore generale ha chiesto una pena di 21 anni di reclusione per A.P., 62 anni, fratello della vittima, accusato di omicidio volontario.
La Corte d’Assise d’Appello di Salerno ha esaminato la perizia di un consulente incaricato di valutare la capacità di intendere e di volere dell’imputato, oltre a ricostruire la dinamica dell’accaduto. Nel precedente grado di giudizio, A.P. era stato condannato a 11 anni di carcere. Tale pena si era rivelata inferiore rispetto ai 24 anni richiesti dalla pubblica accusa, principalmente a causa dell’assenza di aggravanti ritenute provate dai giudici.
Il movente: contese ereditarie
Secondo l’accusa, il movente del delitto sarebbe da ricercare in aspre tensioni familiari legate alla gestione del patrimonio e alle questioni ereditarie. I rapporti tra i due fratelli erano già deteriorati da tempo, culminando in una violenta discussione che sfociò nell’aggressione. Gli investigatori hanno ipotizzato che il contenzioso economico abbia rappresentato il detonatore che ha portato A.P. a colpire ripetutamente la sorella con un martello, lasciandola in una pozza di sangue all’interno dell’abitazione.
La dinamica del delitto
L’episodio si è verificato il 14 marzo 2022, quando i due fratelli si sono incontrati nell’appartamento di famiglia a Scafati. Durante un acceso diverbio, A.P. avrebbe afferrato un martello, colpendo la sorella in testa. Subito dopo l’allarme era stato lanciato e la donna era stata trasportata d’urgenza in ospedale per un delicato intervento neurochirurgico. Nonostante le cure, le sue condizioni erano rimaste critiche fino al decesso, avvenuto dopo cinque mesi, il che ha portato all’aggravamento dell’imputazione.
Dal primo grado all’Appello
Nel corso del processo di primo grado, conclusosi nell’ottobre 2024, il Tribunale aveva condannato A.P. a 11 anni di reclusione, motivando la decisione con la mancanza di aggravanti e la parziale riqualificazione di alcuni aspetti diffusi dalla difesa.
Ora, la Corte d’Assise d’Appello di Salerno è chiamata a valutare la richiesta del procuratore generale di inasprire la condanna fino a 21 anni. Le udienze proseguiranno con l’intervento delle parti civili e della difesa dell’imputato. Si attende una decisione nelle prossime settimane.
Stato delle indagini
Il caso rimane aperto e in evoluzione, con i legali di A.P. pronti a contestare le nuove conclusioni emerse dalla perizia. Resta da vedere come si evolverà la situazione e quali saranno le prossime mosse da parte della Corte.
