Un’indagine mette in luce la prescrizione in appello del caso Vincenzo D’Onofrio nel Comune di Arpaia

📜 La Corte d’Appello di Napoli chiude il caso D’Onofrio: estinzione per prescrizione #Giustizia #Arpaia

Un lungo percorso giudiziario si chiude con una decisione che risuona nel tranquillo comune di Arpaia. La Corte d’Appello di Napoli ha decretato l’estinzione dei reati a carico di Vincenzo D’Onofrio, conosciuto in paese come “O’ Mangiavatt”, ponendo fine a un’inchiesta che ha tenuto alta l’attenzione dell’opinione pubblica. Una storia che ha intrecciato la vita amministrativa locale con accuse pesanti, sollevando interrogativi e tensioni.

La condanna di primo grado e le accuse

Nel 2021, la sentenza del Tribunale di Benevento aveva inflitto a D’Onofrio una condanna a quattro anni di reclusione per estorsione, violenza privata, resistenza e aggressione a pubblico ufficiale. **”Con la decisione di secondo grado, i giudici hanno disposto il proscioglimento dell’imputato per intervenuta prescrizione, evitando così l’esecuzione della pena detentiva.”** Un annuncio che ha creato reazioni miste, mentre la comunità rifletteva su quanto accaduto.

Un’inchiesta che coinvolge anche l’amministrazione

Il caso non ha riguardato solo D’Onofrio; ha messo sotto i riflettori anche eletti locali, compresi il sindaco Pasquale Fucci ed il vice-sindaco pro tempore Vincenzo Iorio, entrambi accusati di abuso d’ufficio e falso ideologico. **”Tra questi figuravano il sindaco Pasquale Fucci, tuttora in carica, e il vice-sindaco pro tempore Vincenzo Iorio.”** Entrambi hanno scelto di difendersi con l’avvocato Vittorio Fucci, un legale che ha saputo orchestrare una controffensiva che ha portato a risultati significativi in tribunale.

Inizialmente, le accuse a carico di D’Onofrio erano ampie e articolate: peculato, concussione, minacce, e persino violenza nei confronti della segretaria comunale. Anche un sacerdote era stato coinvolto, vittima di violenze che avevano infiammato le discussioni in paese. La tensione era palpabile, la comunità attenta a ogni sviluppo.

La posizione della moglie e l’assoluzione al primo grado

Maria Concetta Sais, moglie di D’Onofrio, non era stata risparmiata: accusata di violenza privata, ha visto il suo nome legato a questo caso che ha stravolto le vite della famiglia. **”Il Tribunale di Benevento, accogliendo le tesi difensive dell’avvocato Vittorio Fucci, aveva assolto il sindaco Pasquale Fucci, il vice-sindaco Vincenzo Iorio e Maria Concetta Sais da tutti gli addebiti loro contestati.”** La ricostruzione di quegli avvenimenti ha disegnato un’ombra lunga sulle amministrazioni locali, portando la politica a interrogarsi sulla trasparenza e l’integrità.

Nonostante le assoluzioni iniziali, per alcune accuse il giudice ha disposto una condanna, ribattezzando la concussione in estorsione. Così, il caso di D’Onofrio ha continuato a far discutere, fino alla recente sentenza di Appello, che ha posto un punto fermo su una vicenda che ha tenuto con il fiato sospeso non solo gli involucri legali, ma anche la vita quotidiana di Arpaia.

Un allentamento delle tensioni

Oggi, con la sentenza che ha estinto le condanne, **”Vincenzo D’Onofrio… esce così definitivamente dal procedimento senza conseguenze penali esecutive.”** Questo esito porta con sé una ventata di sollievo, ma anche una riflessione: il peso di un procedimento che ha scosso l’assetto amministrativo del comune continuerà a farsi sentire. La comunità si ritrova ora a fare i conti con gli strascichi di una vicenda complessa, guardando avanti, verso un futuro che spera di essere libero da ombre.

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