Attentato a Ranucci: si indaga su collegamenti con la camorra e esplosivo dalla Campania

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Attentato a Sigfrido Ranucci: la pista della camorra si fa concreta

Il 16 ottobre a Pomezia, un attentato ha colpito il giornalista Sigfrido Ranucci, scatenando l’attenzione delle autorità giudiziarie e dei media. Le indagini, condotte dalla Procura di Roma, si stanno orientando verso un possibile coinvolgimento della camorra campana, con l’analisi di tipologie di esplosivo utilizzate.

Secondo fonti investigative, il materiale esplosivo impiegato nell’attacco è composto da gelatina da cava e polvere pirica, caratteristiche riconducibili alle operazioni della criminalità organizzata campana. Durante la trasmissione di Rai 3 “Lo Stato delle cose”, il giornalista Massimo Giletti ha rivelato che gli autori dell’attentato non si sono avvalsi di una Panda nera, contrariamente a quanto inizialmente ipotizzato, ma di un altro veicolo, per poi tornare in Campania dopo l’azione.

Ranucci, pochi giorni dopo l’attentato, ha dichiarato di escludere una matrice politica, sottolineando piuttosto interessi criminali. “Noi tocchiamo talmente tanti interessi e centri di potere che è impossibile comprendere l’origine; credo sia qualcuno legato alla criminalità,” ha affermato.

Su questa scia, la Procura di Roma sta approfondendo le indagini sull’origine del materiale esplosivo usato nell’attacco. Attualmente, gli investigatori stanno seguendo diverse piste che rimandano a precedenti sequestri di gelatina e polvere pirica in Campania, in particolare nelle province di Caserta e Napoli, noti per essere territori di operatività della camorra, in particolare del clan dei Casalesi e altri gruppi criminali.

Recenti ritrovamenti di esplosivo in Campania fanno emergere un utilizzo costante di gelatina in atti di violenza legati agli scontri tra clan. Nel 2024, è stato scoperto un deposito di tritolo gelatina a Francolise, e analoghi eventi si sono ripetuti anche a Casal di Principe nel 2025. I sequestri di panetti di gelatina, pronte per essere trasformati in ordigni letali, sono stati registrati durante le faide tra clan a Ponticelli e San Giovanni a Teduccio.

La situazione risulta complessa e delicata, con differenti equilibri criminali. Le indagini puntano a un’unione di fattori per decifrare il movente alla base di questo attentato, ma l’identificazione del movente rimane attualmente in fase di elaborazione.

Gli inquirenti stanno osservando con attenzione ogni dettaglio in merito ai reperti e alle evidenze raccolte sul luogo dell’esplosione. Gli sviluppi futuri dell’inchiesta saranno cruciali per chiarire definitivamente le responsabilità e il contesto di questa intimidazione.

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