Camorra a Secondigliano: la “cattedra” del boss Antonio Bruno tra vizi e profitti
Secondigliano, 18 novembre 2022. L’operazione della Polizia ha rivelato la figura di Antonio Bruno, noto con il soprannome di “111”, un uomo centrale nella piazza di spaccio di Via Monte Faito. Sotto la sua direzione, la criminalità organizzata ha assunto connotazioni familiari, unendo padre e figlio, ma anche mentore e allievo.
L’inchiesta ha delineato un quadro preciso del rapporto tra Bruno e il cognato Ciro Cardaropoli. Questi ultimi non si limitavano a vendere cocaina; da Bruno veniva trasmesso un vero e proprio mestiere. Secondo le ricostruzioni della Procura, le lezioni nel rione Berlingieri rappresentavano una sorta di “università della strada”, dove ogni errore veniva punito con severità.
L’operazione di Polizia ha evidenziato una lezione particolare avvenuta all’interno di una Toyota Yaris. Durante un confronto, Bruno rimproverava brutalmente Cardaropoli, sottolineando la sua esperienza. “Noi vendiamo da quarant’anni! Sappiamo come muoverci”, ribadiva. La sua figura appariva come quella di un capo esperto, mentre il cognato si mostrava ansioso e insicuro.
Un episodio cruciale si è verificato nel corso della sua attività il 17 novembre 2022, quando tre dosi di sostanza stupefacente nascoste tra le foglie hanno causato panico in Cardaropoli. La paura di essere identificato dal personale di polizia lo travolgeva. Bruno, accorrendo in aiuto, impartiva istruzioni su come gestire la situazione, enfatizzando l’importanza della lucidità e pianificazione.
Recenti sviluppi hanno rivelato che, dopo l’arresto di Antonio Gemei, Bruno ha deciso di prendere personalmente in mano le redini dell’operazione di spaccio. “Inizia a preparare 250 buste… domani mi metto io sopra”, era la sua richiesta, segno di una netta sfiducia nella capacità del cognato di fronteggiare l’emergenza.
Documenti raccolti dalle indagini indicano che Bruno, sebbene considerato padrone indiscusso del territorio, manifestava preoccupazione per la mancanza di un successore adeguato. Il figlio Gennaro, impiegato in attività di sorveglianza nei pressi del Commissariato, e altri membri della famiglia venivano utilizzati in manovre operative, rendendo evidente il tentativo di mantenere il controllo.
Al momento, la Polizia prosegue nelle indagini per comprendere a fondo la struttura del traffico di sostanze stupefacenti e il funzionamento interno dell’organizzazione, riservandosi la possibilità di ulteriori arresti. La figura di Antonio Bruno continua a rappresentare un punto di riferimento significativo nel panorama della criminalità a Napoli, evidenziando l’influenza e la resilienza della camorra.
