Si è concluso nella serata di ieri il processo per associazione finalizzata al narcotraffico legato al clan Sautto-Ciccarelli, noto per operare nel Parco Verde di Caivano, davanti alla seconda sezione della Corte di Cassazione.
La Suprema Corte ha confermato nel complesso l’impianto accusatorio, dichiarando inammissibili o rigettando la maggior parte dei ricorsi presentati dalle difese. Tuttavia, sono emerse aperture su specifiche questioni giuridiche, con annullamenti parziali di alcune sentenze.
Tra le decisioni più significative, la Corte ha disposto l’annullamento con rinvio della sentenza nei confronti di Michele Esposito, limitatamente all’aggravante mafiosa. Questa posizione sarà ora rivalutata da un’altra sezione della Corte d’Appello di Napoli per la rideterminazione della pena, mantenendo comunque ferma l’affermazione di responsabilità.
Per Savana Moscardino, invece, è stato disposto l’annullamento senza rinvio relativamente al reato associativo, “per non aver commesso il fatto”. Gli atti sono stati trasmessi alla Corte d’Appello per la pena residua. Riguardo a Pietro Iuorio, l’annullamento è limitato all’aumento di pena per la continuazione esterna, con una nuova valutazione attesa su questo aspetto, mentre la sua responsabilità resta definitiva.
In merito ai ricorsi respinti, la Corte hagia rigettato o dichiarato inammissibili quelli presentati da numerosi imputati, le cui condanne ora risultano definitive. Tra questi figurano Giuliano Angelino, Vincenzo Angelino, Antonio Ausanio, Sonia Brancaccio, Gaetano De Gennaro, Pasquale De Gennaro, Cristofaro Iuorio, Salvatore La Malfa e Arsenio Savarese. Per alcuni di loro è stata inoltre disposta la condanna al pagamento delle spese processuali.
Il quadro accusatorio, sostenuto dalle indagini degli inquirenti, ha confermato la gestione strutturata di attività di narcotraffico del clan nel Parco Verde di Caivano, una storica roccaforte della criminalità organizzata nel nord di Napoli. Nonostante l’annullamento dell’aggravante mafiosa per uno degli imputati, il riconoscimento della natura organizzata e sistematica del traffico di droga resta centrale nella sentenza.
Attualmente, le indagini continueranno a seguire l’evoluzione di questo caso, con particolare attenzione agli sviluppi in seno alla Corte d’Appello.
