Napoli– Una filiera del narcotraffico in grado di inondare di cocaina e hashish le piazze di spaccio di Napoli e provincia, gestita con precisione manageriale sull’asse Barcellona-Amsterdam-Napoli. A proteggere il business milionario, una fitta rete di complicità e l’illusione dell’inviolabilità garantita dai sistemi di messaggistica criptata. Ora, per la rete di trafficanti smantellata nel blitz del gennaio 2024, è arrivato il verdetto della Corte d’Appello.
Il verdetto e gli sconti di pena
L’impianto accusatorio della Direzione Distrettuale Antimafia (Dda) partenopea ha retto al vaglio dei giudici di secondo grado, confermando la solidità dell’inchiesta.
Tuttavia, rispetto alla vera e propria “stangata” incassata dagli imputati in primo grado davanti al gup Logozzo (che aveva inflitto quasi due secoli di carcere per diciannove posizioni), l’Appello ha riservato importanti colpi di scena.
Infatti sommando le pene degli 11 imputati, si raggiunge un totale di 97 anni e 11 mesi di reclusione a fronte dei quasi 180 anni complessivi per i 19 imputati del processo di primo grado.
Sono infatti dieci le condanne rideterminate al ribasso. A pesare sulle nuove quantificazioni della pena è stato, in particolare, il riconoscimento delle attenuanti generiche, che ha permesso ad alcuni esponenti di spicco della criminalità dell’area nord di limare sensibilmente il conto con la giustizia.
Tra i beneficiari dello sconto spicca il nome di Giovanni Cortese, alias “’o cavallaro”, ritenuto fedelissimo del clan Di Lauro, che passa dai 20 anni del primo grado agli attuali 13 anni e 4 mesi. Pena quasi dimezzata anche per Giuseppe Rocco “Maradona” , che scende da 8 anni a 4 anni e 9 mesi, e per Raffaele De Sica che vede la pena ridursi da oltre 17 a 13 anni e mezzo. Per gli imputati che hanno rinunciato al ricorso, è scattata la conferma del dispositivo di primo grado.
La trappola di Encrochat
L’indagine, condotta dai Carabinieri sotto il coordinamento della Dda, ha svelato l’esistenza di due gruppi criminali distinti ma in stretti affari tra loro, operativi anche nel complesso rione del Parco Verde di Caivano.
Il vero spartiacque investigativo è stata la decrittazione della piattaforma “Encrochat”. I narcotrafficanti comunicavano ordini di acquisto di stupefacenti su scala industriale credendo di utilizzare criptofonini inattaccabili.
La svolta è arrivata quasi per caso: il server è stato “bucato” dalle polizie europee durante la caccia al latitante d’oro Bruno Carbone (rifugiatosi a Dubai e considerato il braccio destro del broker internazionale Raffaele Imperiale).
Le intercettazioni telematiche estrapolate hanno così permesso agli inquirenti napoletani di mappare i due gruppi criminali, portando all’identificazione di figure note come Vincenzo Della Monica (“’o Gabibo Just”) e Carlo Esposito (“’o chiatto”) di Pianura. Per l’ex broker Carbone, oggi collaboratore di giustizia, la condanna è stata contenuta in 5 anni e 4 mesi.
Riepilogo delle Condanne in Appello
Vincenzo Della Monica: 15 anni
Salvatore Della Monica: 14 anni
Raffaele De Sica: 13 anni e 6 mesi (precedente: 17 anni e 4 mesi)
Giovanni Cortese (“‘o cavallaro”): 13 anni e 4 mesi (precedente: 20 anni)
Nicola Di Casola: 11 anni e 4 mesi
Michele Nacca: 8 anni (precedente: 10 anni e 8 mesi)
Roberto Merolla: 6 anni e 10 mesi
Bruno Carbone (pentito): 5 anni e 4 mesi
Giuseppe Rocco (“Maradona”): 4 anni e 9 mesi (precedente: 8 anni)
Errico D’Ambrosio: 4 anni
Alessio Onorato: 1 anno e 10 mesi
