Casalesi e ‘ndrine smantellano un cartello della cocaina in operazione congiunta

Ultime News

Due 16enni accoltellati alle giostre di Marano, uno versa in gravi condizioni

Marano di Napoli: Due 16enni Accoltellati Durante una Serata...

Zagaria, l’impero camorristico: dalla lunga ombra di Casapesenna ai grattacieli di Dubai

Operazione Anti-Camorra a Napoli: Colpito il Clan Zagaria, 23...

Camorra, Gratteri: gli Zagaria diffondono il loro potere criminale in tutta Italia

Camorra: Arresti nella Famiglia Zagaria, Ritenuta una "Camorra di...

Operazione della DDA di Napoli: il clan Zagaria estende il suo impero nel narcotraffico e nell’usura

Un’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Napoli ha rivelato un significativo avanzamento da parte del clan Zagaria nel narcotraffico e nell’usura. Il materiale raccolto, che comprende circa 600 pagine di ordinanza cautelare redatta dal Giudice per le Indagini Preliminari Fabio Provvisier, mette in luce la figura centrale di Carlo Bianco, supportato dal suo collaboratore fidato Pasquale Padulo.

Secondo quanto emergerebbe da una prima ricostruzione, i fornitori di droga del clan non sono più semplici grossisti locali, ma provengono dalla potente criminalità di Reggio Calabria. In particolare, Giuseppe e Pasquale Albano, originari di Rosarno e Taurianova, sono stati identificati come rifornitori stabili di cocaina destinata al Casertano, con carichi stimati tra i due e tre chilogrammi ogni mese a partire dall’ottobre 2022.

La distribuzione della sostanza stupefacente avveniva con una modalità organizzativa simile a quella militare. Aldo Bianco e Antonio Gammardella gestivano la piazza di Vairano Patenora, mentre Biagio Ianuario e Rolando D’Angelo si occupavano di altre aree, la cui identificazione è ancora in corso. La logistica era curata nei minimi dettagli, con Massimo Natale, collaboratore di Padulo, responsabile delle operazioni di stivaggio e consegna a Caivano.

Nonostante il fiorente traffico di droga, il clan ha consolidato anche un monopolio nel settore del gioco d’azzardo. Attraverso un’azienda, la “Seven Slot Srls”, formalmente gestita da prestanome come Massimo Blotto e Francesco Cervicato, la reale conduzione era nelle mani di Giacomo Penna e Biagio Vallefuoco. Per estorcere la presenza delle proprie slot machine in bar e sale giochi, il clan non ricorreva a modalità violente, ma si avvaleva dell’influenza del proprio nome, quello di “Carlo Bianco”. Questa strategia ha portato all’emarginazione di attività concorrenti, assicurando al clan un flusso di introiti costante e difficilmente tracciabile.

L’ordinanza della DDA ha riportato alla luce anche alleanze pericolose tra diversi clan, come nel caso dell’estorsione al caseificio “La Delizia” di Varcaturo. Pietro Tortorelli, esponente del clan Mallardo di Giugliano, ha inviato i suoi uomini per minacciare e controllare l’esercizio commerciale, culminando in una brutale espropriazione dei guadagni quotidiani e delle chiavi del locale. Questo episodio dimostra come l’usura possa servire non solo a fruttare profitti, ma anche a sottrarre fisicamente il controllo delle imprese sul territorio.

Infine, l’inchiesta ha rivelato che anche un boss di elevata caratura come Carmine Zagaria non disdegnava l’usura. Insieme a Carmine Iavarone, avrebbe prestato somme di denaro a Pasquale Carbone, applicando tassi di interesse elevatissimi, come 1.200 euro su un prestito di 5.000 euro da restituire in neppure due mesi. Tali somme erano destinate a rimpinguare la cosiddetta “cassa comune” amministrata da Alfonso Ottimo, un personaggio in contatto con reti internazionali, come quelle tra Casapesenna e Dubai.

Le indagini proseguono sotto l’egida della DDA, mentre si attende di chiarire ulteriori dettagli riguardo alle operazioni del clan e le eventuali connessioni con altre organizzazioni criminali.

Fonte