Sparatoria a Sant’Anastasia: la Cassazione conferma l’aggravante mafiosa
Sant’Anastasia, 23 maggio 2023 – La Suprema Corte di Cassazione ha emesso una sentenza decisiva riguardante la sparatoria avvenuta a Sant’Anastasia, un comune nel Vesuviano, confermando l’aggravante del metodo mafioso per l’azione violenta avvenuta quel tragico giorno.
I giudici hanno rigettato il ricorso presentato dalla difesa di uno dei due principali responsabili, Emanuele Civita, già condannato insieme a un complice, allora minorenne. L’esito legale ribadisce la gravità dell’episodio, che avrebbe potuto trasformarsi in una strage.
Liti e violenza tra giovani
Secondo una prima ricostruzione dei fatti emersa durante il processo, la sparatoria è scaturita da una lite tra gruppi giovanili, innescata da tentativi di affermazione di supremazia. Già precedentemente, un gruppo di coetanei aveva mostrato indifferenza di fronte a un’arma esibita da Civita e dal suo complice, un affronto inaccettabile che avrebbe portato i due aggressori a cercare vendetta.
Dopo un breve intervallo, i due sono tornati nel centro del paese a bordo di uno scooter. Armati di una potente mitraglietta, hanno aperto il fuoco sulla folla, sparando indiscriminatamente.
Un dramma familiare
Il terribile episodio ha coinvolto diversi innocenti, tra cui una bambina di 10 anni, colpita alla testa, e sua madre, gravemente ferita all’addome. Fortunatamente, il padre della bimba, nonostante una ferita al polso, è riuscito a proteggere il figlio con il proprio corpo, evitando una tragedia ancora più grave. Altri avventori hanno trovato riparo, gettandosi a terra in preda al panico.
Indagini e reperimento delle armi
Secondo gli investigatori, le armi utilizzate per il raid non sono mai state ritrovate. Anche in altri casi recenti di violenza a Napoli, come gli omicidi del musicista Giovanbattista Cutolo e del pizzaiolo Francesco Pio Maimone, le armi sono rimaste invisibili per le autorità.
Mentre il corso della giustizia prosegue nelle aule di tribunale, le vittime della sparatoria portano cicatrici psicologiche e fisiche. Assisti dalla consulenza legale dell’avvocato Paolo Cerruti, la famiglia colpita è in un lungo percorso di recupero.
A quasi tre anni dall’incidente, i membri della famiglia continuano a ricevere supporto medico e psicologico, nel difficile tentativo di affrontare il trauma che ha segnato profondamente le loro esistenze. Le indagini proseguono, mentre la comunità attende sviluppi e misure efficaci nel contrasto alla violenza giovanile e alla criminalità organizzata.
