Napoli: Inchiesta sulla Mafia e Politica nel Cuore della Campagna Elettorale
Napoli – Un’inchiesta della Procura Antimafia sta scuotendo i fondamenti del potere politico napoletano, rivelando un intreccio tra mafia e campagne elettorali. Al centro del caso si trova Pietro Diodato, un ex consigliere regionale di 66 anni, nei cui confronti i magistrati hanno presentato appello al Tribunale del Riesame dopo che il GIP ha rigettato le misure cautelari richieste. L’accusa per Diodato include voto di scambio politico-mafioso e turbativa d’asta aggravata dal metodo mafioso.
L’inchiesta ha preso avvio nell’agosto 2020, durante le elezioni regionali. Attraverso un dispositivo di intercettazione installato sul telefono di Gaetano Girgenti, ritenuto il referente del clan Contini nella zona del Vasto, sono emerse comunicazioni compromettenti. Le intercettazioni rivelano un linguaggio in codice e riferimenti a “melanzane sott’olio”, una chiara allusione ai voti in cambio di favori, piuttosto che alla proposta politica.
Francesco Cecere, descritto come un intermediario vicino a Diodato, ha svolto un ruolo chiave, rivolgendosi a Girgenti e Raffaele Prete, un noto esponente del clan. In un dialogo intercettato, Cecere presenta Diodato a Girgenti in toni familiari, suggerendo una forte connessione tra il politico e la criminalità organizzata.
L’accusa di voto di scambio è supportata da un’offerta di supporto elettorale che comprende affissioni di manifesti e volantinaggio, monitorati da membri del clan. Girgenti e Prete concordano su come mantenere una facciata di legalità, evitando il pagamento diretto agli elettori per non attirare attenzioni indesiderate.
Oltre alle pratiche elettorali, Diodato potrebbe essere coinvolto in un altro scandalo riguardante una casa in via Carlo Carrà, pignorata e destinata ad un’asta. Il clan avrebbe tentato di intimidire potenziali acquirenti per favorire Diodato, come emerso da conversazioni intercettate, segnando un ulteriore esempio dell’influenza mafiosa nelle dinamiche localistiche.
L’inchiesta ha già portato all’arresto di 39 persone e coinvolge 126 indagati, rivelando un “sistema” complesso attraverso il quale la mafia esercita un controllo sulle istituzioni locali. La Procura sostiene che Diodato fosse consapevole di questi scambi opportunistici, mentre l’ex consigliere si proclama innocente,-rivendicando di non essere stato eletto nonostante gli accordi con il clan.
Adesso, la palla passa ai giudici del Riesame, chiamati a valutare le evidenze presentate dalla Procura. Questo evento segnerà un momento decisivo per comprendere la reale portata della corruzione nelle istituzioni napoletane e l’intreccio tra politica e criminalità organizzata. Le indagini continueranno a svelare dettagli inquietanti sul potere mafioso a Napoli, in un contesto di fiducia già messa a dura prova.
