Napoli: Catturato Salvatore Borriello, ultimo esattore del clan De Micco
Napoli – La cattura di Salvatore Borriello segna un importante passo avanti nelle operazioni contro il clan De Micco. Fuggito per meno di un mese, è stato arrestato dai Carabinieri, ponendo fine alla ricerca di un gruppo di esattori conosciuti come “Bodo”, responsabili di estorsioni nel quartiere Ponticelli. Borriello si unisce ai suoi complici Ferruccio Camassa e Vincenzo Valentino, già in manette in precedenti operazioni.
L’indagine, sotto il coordinamento della Procura e con l’operato del GIP Donatella Bove, rivela un quadro allarmante della criminalità organizzata nell’est di Napoli. Gli inquirenti hanno documentato una richiesta di estorsione di 30.000 euro, accompagnata da minacce veicolate tramite messaggi dal carcere.
L’inizio del terrore
La situazione ha preso piede il 5 febbraio 2026, quando due uomini con il volto coperto si sono presentati ai cancelli di un’azienda di carrelli elevatori a Ponticelli. Con un atteggiamento intimidatorio, hanno ordinato al titolare di recarsi a un incontro con Giuseppe Borriello, noto con il soprannome di “Peppe Chupa Chups”, figura influente nel crimine locale.
Nonostante l’imprenditore inizialmente rifiutasse di presentarsi, la situazione è degenerata quattro giorni dopo, quando Camassa è sceso da un’auto per spingere ulteriormente la richiesta estorsiva, supportato da Borriello e Valentino, con l’intento di dare una forte dimostrazione di potere.
Il pressing del clan
In un faccia a faccia teso, Camassa si è presentato come un emissario del clan, rivelando che la richiesta proveniva dal carcerato Fabio Riccardi. Tentando di difendersi, l’imprenditore ha citato le telecamere di sicurezza e il supporto delle forze dell’ordine. Tuttavia, la risposta del clan è stata ferma: nessuno sconto sarebbe stato accettato.
Il clima di terrore era palpabile, soprattutto alla luce di episodi violenti recenti, come l’omicidio Capozzi e altri crimini avvenuti nel quartiere. Questo ha spinto l’imprenditore a rivolgersi ai Carabinieri.
Minacce e intimidazioni
Il 16 febbraio, Camassa ha affrontato l’imprenditore mentre questi era alla guida. In un episodio carico di tensione, ha rivelato le frizioni interne del clan, ma ha continuato a esigere il riscatto. La sua convinzione dell’impunità del gruppo si traduceva in minacce sempre più dirette.
L’epilogo di questa drammatica vicenda si è manifestato il 19 febbraio, quando dopo un’offerta ridotta di pagamento, Camassa ha reagito con rabbia, ribadendo l’inviolabilità del clan.
La fine della latitanza
Grazie alla coraggiosa denuncia dell’imprenditore e all’analisi dei filmati delle telecamere, gli investigatori della Tenenza di Cercola hanno potuto attribuire le responsabilità al trio. Con l’arresto finale di Salvatore Borriello, le autorità hanno confermato che, nonostante le affermazioni di superiorità del clan De Micco, la giustizia ha il potere di fermare le loro azioni criminose.
Attualmente, le indagini continuano per valutare eventuali complicità e ulteriori sviluppi della vicenda.
