In un’organizzazione criminale che controlla un territorio denso e complesso come il Rione Sanità, il ruolo delle donne è tutt’altro che marginale. Dall’ordinanza del GIP Simona Capasso emerge chiaramente come le figure femminili non siano solo spettatrici, ma ingranaggi fondamentali della macchina del narcotraffico: custodi del “telefono del sistema”, mediatrici nei momenti di crisi e persino socie operative nella gestione materiale dello spaccio.
Valentina Peluso: La “manager” della piazza di spaccio
Se Salvatore Frattini era il volto operativo della piazza di spaccio vincolata al clan, Valentina Peluso (madre di Vincenzo Peluso) ne rappresentava il pilastro logistico e gestionale. Il suo ruolo non era quello di una semplice gregaria: i magistrati la indicano come coadiutrice diretta del Frattini.
Gestione della “merce”: La Peluso partecipava attivamente alla gestione delle sostanze che arrivavano dai corrieri del clan (come il figlio Vincenzo o Luis Antonio Amodio).
Il legame di sangue: La sua presenza garantiva una continuità tra la gestione della piazza e i vertici dell’organizzazione, agendo come punto di raccordo in un’economia criminale basata sulla fiducia familiare.
Le custodi della rete
Poi ci sono due sorelle che emergono come figure chiave per la “tracciabilità” criminale dei fratelli e dei sodali. In un sistema dove i telefoni venivano cambiati spesso o intestati a prestanome, loro erano l’anagrafe vivente del clan.
Il “centralino” dei contatti: È la sorella di uno degli arrestati nel blitz a fornire i numeri corretti quando le comunicazioni si interrompono. In un’intercettazione, Luis Antonio Amodio la contatta per avere “l’altro numero” del fratello; lei, senza esitazione, gli detta l’utenza mobile (la famosa terminante in 256) dedicata esclusivamente alla vendita della droga.
Identificazione e copertura: Attraverso i contatti costanti con le sorelle, gli inquirenti sono riusciti a mappare gli spostamenti di Alessandro Aprea e a confermare il suo ruolo di “rider” dello spaccio per conto di Verdicchio. Le donne, pur restando spesso dietro le quinte, fungevano da ponte comunicativo indispensabile per evitare che la rete commerciale si sfilacciasse.
La cliente “parlante” e il codice delle dosi
Sebbene non organica al clan, la figura di una delle clienti è cruciale sotto il profilo investigativo. Fermata subito dopo l’acquisto di marijuana in occasione dell’arresto di Giuseppe Repetti, la sua testimonianza ha fornito la “chiave di lettura” definitiva per decriptare il linguaggio dei pusher.
Il codice “Quanti siete?”: È stata lei a spiegare agli agenti che per ordinare le dosi senza usare termini compromettenti, si utilizzava il numero dei partecipanti a una cena o a un incontro. “In quanti siete?” chiedeva il pusher; “Siamo in cinque” rispondeva lei per indicare il numero di dosi di marijuana desiderate. Una collaborazione involontaria che ha permesso di trasformare dialoghi apparentemente innocui in prove granitiche di spaccio.
