Il clan Licciardi è nato negli anni Ottanta dalla visione di Gennaro Licciardi, detto “la scimmia”, inizialmente semplice capozona del clan Giuliano nel quartiere di Secondigliano. In un’area che gli altri clan consideravano marginale — priva di attività commerciali da estorcere — Gennaro intuì il potenziale del narcotraffico e trasformò il quartiere in un nodo strategico per lo stoccaggio e la distribuzione di droga su scala metropolitana.
Negli anni seguenti, insieme a Francesco Mallardo di Giugliano e a Edoardo Contini, fondò la struttura federativa che sarebbe diventata la più potente del crimine organizzato campano: l’Alleanza di Secondigliano.
L’era di Maria Licciardi: la holding invisibile
Alla morte di Gennaro, nel 1994, il clan attraversò una transizione storica: la guida passò ai fratelli Pietro, Vincenzo e soprattutto alla sorella Maria Licciardi, soprannominata “‘a Piccerella”. Sotto la sua direzione, il clan abbandonò progressivamente i metodi violenti e spettacolari per abbracciare un modello più silenzioso, imprenditoriale e sofisticato.
Maria fu la vera architettura dell’Alleanza di Secondigliano nella sua forma moderna: coordinò oltre venti clan in un sistema di controllo territoriale che spaziava dal narcotraffico all’estorsione, dalla prostituzione al contrabbando di sigarette. Fu arrestata per la prima volta nel 2001, ma dopo il rilascio riprese il ruolo di riferimento del clan, operando con un profilo sempre più basso. Nel 2021 risultava di nuovo ricercata dai Carabinieri del ROS.
Il ridisegno territoriale: la Masseria Cardone
La base operativa storica del clan è la Masseria Cardone a Secondigliano, punto di riferimento da cui si irradia il controllo sul Rione Berlingieri e su tutta l’area nord di Napoli. Secondo le relazioni semestrali della DIA, intorno al 2021 il clan Licciardi — insieme ai Di Lauro — aveva riconquistato il primato territoriale a Secondigliano, erodendo le posizioni della Vanella Grassi e degli Amato-Pagano, in un processo di riallineamento avvenuto senza spargimento di sangue.
La struttura si appoggiava su una costellazione di clan satellite — famiglie Sorianiello e Baratto-Esposito in primo piano — operativi in aree come Bagnoli, Fuorigrotta, Rione Traiano e Don Guanella.
La nuova generazione: ‘o Baffone e la holding digitale
L’evoluzione più recente e strutturalmente rilevante del clan Licciardi riguarda il passaggio generazionale alla seconda generazione. Al centro di questa fase c’è Gennaro Licciardi junior, 35 anni, detto “‘o Baffone”, figlio di Vincenzo “‘o Chiatto” — nome storico del clan. La sua visione ha impresso al sodalizio una svolta imprenditoriale: meno esposizione militare, più diversificazione degli affari, con un’apertura verso le scommesse illegali online e i circuiti economici digitali.
La nuova struttura di vertice, emersa dall’inchiesta del novembre 2025, vedeva Gennaro e Antonio Licciardi affiancati dai fratelli Luigi e Francesco Pio Carella — gli stessi Carella già protagonisti nella vicenda della piazza della 111 al Berlingieri — come presunti capi operativi.
L’alleanza con il clan Russo e il voto di scambio
L’inchiesta più recente, che a novembre 2025 ha portato all’arresto di 44 persone, ha svelato una nuova direttrice strategica del clan: l’alleanza con il clan Russo di Nola. Il sistema, secondo la Procura di Napoli, prevedeva un intreccio tra traffici criminali e voto di scambio, con il cartello in grado di condizionare le elezioni locali estendendo la propria influenza oltre i confini storici della periferia nord napoletana. A fine marzo 2026, i 44 imputati sono stati rinviati a giudizio per la fase dibattimentale con rito ordinario.
LA MAPPA DELL’EVOLUZIONE
Diversificazione digitale, alleanza con clan Russo, voto di scambio
Il filo rosso che attraversa oltre quarant’anni di storia del clan Licciardi è la sua straordinaria capacità adattiva: da gruppo di strada a cartello federato, da organizzazione violenta a holding silenziosa, da struttura patriarcale a impresa di seconda generazione. Una metamorfosi che lo rende, ancora oggi, uno degli attori più pericolosi e difficili da smantellare nel panorama della criminalità organizzata italiana.
Il clan Licciardi si distingue da molti altri gruppi napoletani perché è meno “militare” nell’esposizione pubblica e più federativo nella costruzione del potere: non agisce solo come clan di quartiere, ma come perno dell’Alleanza di Secondigliano e come centro di coordinamento tra gruppi diversi. La sua forza storica non sta soltanto nello spaccio, ma nella capacità di combinare narcotraffico, contraffazione, relazioni interclan e controllo sociale con una struttura più stabile e meno impulsiva rispetto ad altri sodalizi camorristici.
Modello di comando
Il clan Licciardi ha sviluppato nel tempo una struttura più centralizzata e stratificata, con livelli decisionali complessi e una funzione di direzione su gruppi subordinati, secondo il modello del cartello criminale più che della semplice cosca territoriale. Altri gruppi napoletani, soprattutto quelli nati da scissioni o da leadership carismatiche fortemente personalistiche, hanno invece mostrato assetti più instabili, più dipendenti dal capo e più esposti a conflitti interni.
Rapporti con gli altri clan
Una differenza decisiva è che i Licciardi hanno storicamente privilegiato la logica dell’alleanza e della mediazione, diventando uno dei motori dell’Alleanza di Secondigliano insieme a Contini e Mallardo. Altri gruppi, come gli Amato-Pagano nati dalla frattura con i Di Lauro, si sono affermati attraverso dinamiche di scissione e contrapposizione armata, con una traiettoria più segnata da faide e ridefinizioni violente dei confini.
Economia criminale
Rispetto ai clan più identificati quasi esclusivamente con il traffico di droga, i Licciardi hanno allargato in modo sistematico il portafoglio criminale: la DIA li indica come riferimento anche per la filiera della contraffazione e per segmenti produttivi in più aree cittadine, non solo nell’area nord. Negli sviluppi più recenti, le inchieste descrivono inoltre un’evoluzione verso una vera holding criminale capace di integrare affari, scommesse, gestione del territorio e influenza politico-sociale.
Presenza sul territorio
I Licciardi mantengono una base storica forte a Secondigliano, nella Masseria Cardone, ma la loro influenza si proietta su una rete più ampia che include altre zone di Napoli e rapporti di supporto con gruppi satellite. Altri clan napoletani hanno invece un radicamento più circoscritto o più direttamente legato a singole piazze di spaccio, senza la stessa capacità di fungere da baricentro per gli equilibri criminali cittadini.
In sintesi, il clan Licciardi appare diverso dagli altri gruppi napoletani perché ha saputo trasformarsi da clan territoriale a infrastruttura criminale di governo, capace di stare dentro il conflitto ma soprattutto di amministrare gli equilibri, i mercati e le relazioni tra cosche. È questa attitudine alla regia silenziosa, più che la sola forza militare, che ne spiega la persistenza nel tempo-


