Licciardi e Vanella Grassi: la costruzione dell’impero camorristico al rione Berlingieri

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Napoli, narcotraffico e clan: “Una sola mischiafrancesca” nel Rione Berlingieri

Il 29 marzo 2023, a Napoli, una conversazione rivelatrice tra Antonio Bruno, noto nel Rione Berlingieri come Tonino Centoundici, e il cognato Ciro Cardaropoli, soprannominato ‘o lattaro, è stata intercettata dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Napoli e dai carabinieri del Commissariato di Secondigliano. Questo scambio di informazioni ha messo in luce le dinamiche di potere e il controllo del narcotraffico in una delle zone più problematiche del nord di Napoli.

Bruno e Cardaropoli discutevano dell’effettivo comando del territorio, confrontando due clan: il Licciardi, rappresentato dalla Masseria Cardone, e il Vanella Grassi, legato al Lotto G. La loro conclusione, “una sola mischiafrancesca”, è diventata il perno dell’ordinanza cautelare di 170 pagine firmata dal gip Marco Giordano. In seguito a queste rivelazioni, undici persone sono state raggiunte da misure cautelari, con otto arresti e tre persone poste agli arresti domiciliari.

La piazza storica della 111

La piazza della 111, situata in via Monte Faito nel Rione Berlingieri, è descritta negli atti giudiziari come una “piazza storica”, un centro di spaccio attivo da circa quarant’anni. Qui, generazioni di spacciatori hanno operato sotto la direzione di Antonio Bruno, costruendo una rete di potere che ha prosperato grazie alla vendita di cocaina.

L’organizzazione, come evidenziato nell’ordinanza, ha un profondo legame familiare, con Antonio Bruno al vertice e il cognato Ciro Cardaropoli come confidente. A questi si affiancano il figlio Gennaro e altre figure operative, creando così un’imponente infrastruttura per il traffico di droga. La piazza non può esistere autonomamente nel sistema camorristico, dove ogni attività ha bisogno di un clan di riferimento che ne autorizzi l’esistenza e ne gestisca le dinamiche.

Il meccanismo del narcotraffico

Il gip Giordano ha chiarito che la piazza della 111 era regolata da un “schema sinallagmatico”, un equilibrio tra il clan egemone e l’attività di spaccio. In cambio del diritto di operare, il capopiazza doveva pagare una tangente al clan, assicurandosi così un monopolio sul mercato locale. Senza l’approvazione del clan, nessun spacciatore potrebbe operare senza incorrere in rischi mortali.

Al cuore di questo sistema si trovava Luigi Carella, soprannominato ‘a gallina, considerato un emissario del clan Licciardi. Carella ha gestito gli affari illeciti per conto del clan, con Francesco Marzano che si occupava delle forniture di cocaina alla piazza. Le intercettazioni hanno rivelato la frustrazione di Bruno nei confronti delle imposizioni di Carella e Marzano, sottolineando l’assenza di alternative nel mercato.

Controllo congiunto dei clan

L’inchiesta ha rivelato una realtà complessa: non esisteva un solo clan a controllare il Rione Berlingieri, ma un accordo di cooperazione tra il clan Licciardi e il clan Vanella Grassi. I collaboratori di giustizia hanno segnalato come entrambi i clan abbiano condiviso il controllo della piazza, formando una “cooperativa criminale” senza conflitti apparenti.

La frase “una sola mischiafrancesca” non racchiude solo una mera definizione geografia del potere, ma rappresenta un’intesa condivisa che ha ristrutturato il panorama criminale in un’alleanza invisibile.

Il futuro delle indagini

Questa inchiesta segna un punto di svolta significativo nella lotta contro la camorra a Napoli. Con le indagini ancora in corso, esperti e investigatori stanno esaminando la struttura attuale dell’Alleanza di Secondigliano e le sue dinamiche interne. La recente cattura di membri di spicco e le rivelazioni emerse potrebbero portare a sviluppi ulteriori, dimostrando che nel contrasto alla criminalità organizzata, la cooperazione tra clan può rivelarsi altrettanto pericolosa quanto un conflitto aperto.

Fonte

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