Napoli – Non era un basso di Forcella, almeno non all’inizio. E non c’erano facce segnate o pistole in cintura. La nuova frontiera del clan Mazzarella profumava di uffici climatizzati, badge aziendali e un impeccabile accento lombardo simulato al telefono.
Si trovava al civico 190 di via ferrante te Imparato presso il centro Industriale Napoli Est. È un’indagine della DDA partenopea, culminata oggi in 16 misure cautelari eseguite dai Carabinieri, a scoperchiare il “back office” del crimine: un centro direzionale della truffa informatica capace di drenare i risparmi di una vita da Vercelli ad Agrigento, con la precisione di una multinazionale del credito e la protezione militare della camorra.
Lo pseudonimo come firma: il “fantasma” Marco Bisceglie
Al centro dell’architettura criminale c’è una figura ricorrente, quasi mitologica nelle intercettazioni: “Marco Bisceglie”. Non un uomo in carne e ossa, ma un’identità digitale multiforme. Era questo lo pseudonimo usato da un 25enne esperto informatico, vicino al clan Licciardi, per agganciare le vittime.
«Buongiorno, sono Marco Bisceglie, operatore 479 di Poste Italiane», recitava il copione il 28 giugno 2023. Altre volte il “Dottor Bisceglie” chiamava per conto di prestigiosi istituti bancari. Una recita perfetta, supportata da una conoscenza tecnica profonda che rendeva il raggiro indistinguibile da una vera procedura di sicurezza. Un’efficacia letale: in un singolo colpo, il gruppo è riuscito a sottrarre fino a 60mila euro.
Il “Fortino” di via Ferrante Imparato
La logistica del gruppo rivela una strategia di mimetizzazione industriale. Per mesi, la base operativa è stata un ufficio nel complesso “Napoli Est” di via Ferrante Imparato. Settecento euro di affitto al mese per confondersi tra colletti bianchi e startup.
Secondo il GIP Luca Della Ragione, la scelta non era casuale: il complesso offriva una copertura perfetta, lontano dai radar classici delle retate nei vicoli. Il centro era protetto da un sistema di videosorveglianza attivo 24 ore su 24 e, stando agli atti, il gruppo poteva contare sulla complicità di alcuni vigilantes (in fase di identificazione) pronti a segnalare “presenze anomale” o auto civetta della polizia.
Dagli uffici di Napoli Est al “cordone” di Forcella
A inizio 2024, avvertendo il fiato sul collo degli investigatori, la “centrale dei bonifici” ha traslocato. Dalla modernità asettica di via Ferrante Imparato al cuore pulsante di Forcella, in vico Scassacocchi. Un paradosso logistico spiegato con cinica chiarezza dagli stessi indagati nelle intercettazioni: l’appartamento si trovava nel bel mezzo di una piazza di spaccio.
In quel contesto, la presenza di sentinelle e vedette dedite al narcotraffico garantiva, indirettamente, una protezione costante contro le incursioni delle forze dell’ordine. Un “servizio di sicurezza” gratuito e onnipresente.
“Sapevano parlare spagnolo”: la truffa globale
L’indagine restituisce l’immagine di una criminalità evoluta. Tra i 16 indagati (12 dei quali finiti in carcere) figurano vertici dei Mazzarella e tecnici specializzati. «Soggetti con una grande dimestichezza tecnologica», ha sottolineato il colonnello Bagarolo. La banda non colpiva solo anziani vulnerabili: nella rete è caduto persino un impiegato di banca, salvatosi solo grazie a un ultimo scrupolo professionale.
La “holding” non aveva confini: i telefonisti passavano dall’accento milanese allo spagnolo fluente per colpire nella penisola iberica. In tutto, sono circa 60 gli episodi contestati, un volume d’affari che ha spinto gli inquirenti a lanciare un monito senza precedenti.
«Non fidatevi dei falsi operatori, non fornite mai password o codici di accesso all’home banking», l’appello del procuratore aggiunto Storniolo.
Le intercettazioni confermano però che la consapevolezza sta crescendo: gli stessi indagati si lamentavano delle campagne informative nazionali, definendole un “ostacolo” ai loro affari. La prova che, in questa guerra tra codici e algoritmi, l’informazione resta l’arma di difesa più potente.
L’elenco degli indagati
Brusco Emanuele, nato a Napoli il 01.09.1997 CARCERE
Brusco Gennaro, nato a Napoli il 03.02.2000 (detto Gerry) CARCERE
Carrella Angelo, nato a Cercola il 23.07.1979 INDAGATO
Ciccarelli Michele, nato a Villaricca il 12.07.1967. INDAGATO
Coronella Ferdinando, nato a Napoli il 12.09.1995 CARCERE
Costagliola Umberto, nato a Napoli il 23.03.1983 CARCERE
Crisci Vincenzo, nato a Caserta il 02.08.1992 DIVIETO DI DIMORA IN CAMPANIA
Cuomo Gennaro, nato a Napoli il 24.05.1986 (detto Spillo o Paciully) INDAGATO
De Carlo Ernesto, nato a Napoli il 15.04.1985 (detto o’ nin) CARCERE
Di Martino Carmela, nata a Napoli il 14.10.1974 (detta Lina)
Esposito Giulia, nata a Napoli il 16.06.1957 INDAGATA
Evangelista Aniello, nato a Napoli il 11.04.1989 (detto Nello) DIVIETO DI DIMORA IN CAMPANIA
Fico Marco, nato a Napoli il 15.10.1992 INDAGATO
Forte Alessandro, nato a Villaricca il 02.10.1981. INDAGATO
Gigante Alessandro, nato a Napoli il 24.06.1984. INDAGATO
Giuliano Marianna, nata a Napoli il 04.10.1979 DIVIETO DI DIMORA IN CAMPANIA
Iavarone Gianluca Francesco Pio, nato in Venezuela il 10.10.2001 INDAGATO
Imparato Anna, nata a Napoli il 03.08.1983 (detta Anita) DIVIETO DI DIMORA IN CAMPANIA
Imparato Raffaele, nato a Napoli il 25.07.1990 INDAGATO
Licciardi Antonio, nato a Napoli il 10.02.1995 (detto o’ panzino) INDAGATO
Mazzarella Alberto, nato a Napoli il 23.02.1988 CARCERE.
Mazzarella Ciro, nato a Napoli il 03.05.1971 CARCERE
Mazzarella Michele, nato a Napoli il 14.07.1978 CARCERE
Messina Giuseppe, nato a Napoli il 27.12.1977 CARCERE
Moffa Gennaro, nato a Napoli il 21.09.2003. INDAGATO
Moffa Nicola Giuseppe, nato a Napoli il 01.11.2005 INDAGATO
Ostroschi Marco, nato a Napoli il 04.09.1984 (detto Marco Zanna Bianca) CARCERE
Pisanti Antonio, nato a Napoli il 13.08.1996. CARCERE
Quintiliano Salvatore, nato a Napoli il 18.10.1982 (detto Savio) INDAGATO
Ripoli Valerio, nato a Napoli il 25.02.1992 (detto Spalletti) CARCERE
Urciuoli Dario, nato ad Avellino il 13.03.1998. INDAGATO
Lucarelli Giuseppe, nato a Napoli il 16.12.1969 INDAGATO
