Tragedia in carcere: Antonio Meglio si suicida dopo un’aggressione
Antonio Meglio, 39 anni, è morto suicida il 9 marzo in un reparto dell’ospedale San Giovanni Bosco di Napoli, dove si trovava a seguito di un’aggressione a un’avvocatessa avvenuta il 5 marzo. L’uomo, laureato in giurisprudenza, aveva cercato di attirare l’attenzione delle autorità mostrando un coltello a bordo di un autobus.
Secondo una prima ricostruzione, Meglio avrebbe eluso la sorveglianza, nonostante fosse stato precedentemente piantonato a causa di atti di autolesionismo registrati nel carcere di Poggioreale. In particolare, la direzione del penitenziario aveva trasferito il detenuto al pronto soccorso dell’ospedale del Mare e poi nel reparto psichiatrico del San Giovanni Bosco, dove la notte del 9 marzo si è impiccato utilizzando un lenzuolo.
La situazione psichica di Meglio era nota alle autorità. L’avvocato Gianluca Sperandeo aveva richiesto al Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) il ricovero in una struttura psichiatrica, ritenendo inadeguata la detenzione in carcere. Già anteriormente, Meglio aveva manifestato comportamenti autolesionisti e segnalato minacce e tentativi di truffa nei suoi confronti.
Diversi eventi precedenti al suicidio indicavano un deterioramento del suo stato mentale: in un’occasione, aveva tentato di tagliarsi i polsi e più volte si era colpito la testa contro il muro della cella. Tali comportamenti avevano generato preoccupazioni sulla possibilità di atti autolesionisti.
Il sindacato Uspp ha espresso il proprio rammarico per l’accaduto, sottolineando il fallimento del sistema di gestione delle Rems dopo la chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (Opg). Il presidente Giuseppe Moretti e il segretario regionale Ciro Auricchio hanno evidenziato che la polizia penitenziaria non dispone degli strumenti adeguati per gestire detenuti con problemi psichiatrici.
La salma di Antonio Meglio è stata messa sotto sequestro dalla magistratura, la quale avvierà indagini per accertare eventuali responsabilità e fare luce sull’accaduto. Gli sviluppi futuri potrebbero far emergere criticità sistemiche nella gestione dei detenuti con disturbi mentali nel contesto carcerario.
