Omicidio di Savio De Marco, riemerge la faida di camorra a Napoli con scene di violenza pubblica

Napoli, omicidio di Salvatore De Marco: un’esecuzione in pieno giorno segna il ritorno della faida di camorra

Un omicidio inquietante ha scosso il rione Villa di Napoli, avvenuto a mezzogiorno in una zona affollata, a pochi passi dall’istituto comprensivo “Vittorino da Feltre”. Salvatore De Marco, 34 anni, noto con il soprannome di “Savio”, è stato colpito da otto proiettili calibro 7,65 mentre parcheggiava la propria auto in via Sorrento. Due uomini a bordo di una moto si sono affiancati e hanno aperto il fuoco. Quattro colpi hanno raggiunto il torace e l’addome della vittima, che è deceduta durante il trasporto all’Ospedale del Mare.

La Squadra Mobile di Napoli, guidata dal vicequestore Giuseppe Sasso, ha avviato le indagini, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia. Secondo le prime ricostruzioni, l’azione è ritenuta simbolica nel contesto della camorra napoletana.

Un cognome pesante

Nonostante De Marco non fosse considerato un leader del clan, i suoi legami familiari lo rendono un obiettivo significativo. Figlio di Susetta, sorella di Ciro Rinaldi, uno dei capi storici del gruppo Rinaldi attivo a Napoli Est, il suo assassinio viene interpretato come un attacco alla memoria familiare.

Il padre e lo zio di De Marco furono assassinati nel 1996 in un contesto di violenza camorristica che ha segnato la storia del clan. Gli investigatori vedono in questo omicidio un messaggio non solo per la vittima, ma per l’intero gruppo, evidenziando la continuità e la violenza del potere camorristico.

Un atto di estrema ferocia

Il luogo e il momento dell’agguato non possono essere ignorati. L’esecuzione avvenuta in una strada affollata, con bambini e famiglie nelle vicinanze, segna un evidente disprezzo per l’incolumità pubblica. Questo episodio ricorda un altro omicidio avvenuto nel rione Villa nel 2019, quando Luigi Mignano fu ucciso mentre portava il nipotino a scuola, un evento che ha da allora lasciato segni indelebili nella comunità.

Le indagini si concentrano sulla rivalità tra clan

Gli investigatori stanno analizzando la possibile responsabilità del clan D’Amico, noto come “Gennarella”, storicamente legato ai Mazzarella. Negli ultimi anni, le tensioni tra i Rinaldi e i D’Amico non si erano mai risolte completamente. L’omicidio di De Marco potrebbe segnare l’inizio di una nuova escalation.

Le prime ipotesi indicano che la vittima potrebbe essere stata attirata in una trappola. La raccolta di testimonianze e di filmati dalle telecamere di sorveglianza risulta cruciale per ricostruire la dinamica dell’agguato e identificare i mandanti.

Possibili scenari futuri

Le opzioni identificate dagli inquirenti includono:

  1. Ritorsione mirata: un regolamento di conti legato a tensioni personali o economiche.
  2. Segnale strategico: colpire un parente per testare la reazione del clan Rinaldi.
  3. Riapertura della faida: un rischio concreto di vendette incrociate tra Rinaldi e D’Amico, con un conseguente aumento della violenza.

Conclusioni sulle implicazioni sociali

La morte di Salvatore De Marco solleva interrogativi non solo sul piano criminale, ma anche su quello politico e sociale. Questo omicidio evidenzia il ritorno della camorra come presenza prepotente nelle strade di Napoli, minando la sicurezza della popolazione civile. Le autorità sono ora chiamate a trovare strategie efficaci per prevenire che questo episodio segni l’inizio di un nuovo ciclo di violenza, che potrebbe compromettere ulteriormente la convivenza civile nel quartiere.

Le indagini sono in corso e l’attenzione delle forze di polizia rimane alta per prevenire ulteriori sviluppi.

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