Napoli: Emanuele De Pasquale, figura chiave del clan Troncone, decide di collaborare con la giustizia
Napoli – Emanuele De Pasquale, 27 anni, considerato dagli inquirenti una delle pedine fondamentali del clan Troncone, ha scelto di collaborare con la giustizia, segnando un punto di non ritorno per gli equilibri criminali nella zona di Fuorigrotta e Chiaia. Attualmente, il giovane si trova davanti a una condanna di quindici anni di carcere.
La notizia è emersa durante il rito abbreviato in corso dinanzi al GIP Comella, come riportato da fonti attendibili tra cui Il Roma. De Pasquale non è un nome nuovo per la Direzione Distrettuale Antimafia (DDA); infatti, egli è stato descritto come uno dei principali organizzatori del traffico di stupefacenti nel quartiere di Via Costantino, dove ha svolto un ruolo cruciale nel coordinamento delle piazze di spaccio, risultando fondamentale per il finanziamento del clan Troncone.
La sua ascesa criminale ha coinciso con la gestione dell’influenza del clan, il quale ha stabilito alleanze strategiche, in particolare con il clan Frizziero, per mantenere il controllo sugli affari illeciti che si estendono dal lungomare fino allo stadio Maradona.
Il momento della collaborazione di De Pasquale solleva interrogativi sia sulle motivazioni personali che sulla tempistica, avvenuta mentre il processo di primo grado si avvicina alla conclusione, poco dopo la requisitoria del Pubblico Ministero Prisco. Il magistrato ha già depositato i verbali, il cui contenuto resta sotto segreto istruttorio.
Le implicazioni della decisione di De Pasquale potrebbero essere significative. Si ipotizza che possa fornire una mappa dettagliata delle responsabilità interne al clan, potenzialmente rivelando i mandanti di agguati nonché i canali di approvvigionamento della droga. Inoltre, il suo pentimento potrebbe illuminarne le pratiche illecite, incluse estorsioni e prestanome, nonché i legami con l’alta borghesia napoletana.
Ora, il giudice si trova a un bivio giuridico delicato. Potrebbe ritenere le nuove dichiarazioni di De Pasquale tardive e non essenziali ai fini del verdetto, procedendo verso la sentenza già prevista. Alternativamente, potrebbe decidere di accogliere i verbali, riaprendo il dibattimento e imponendo un controinterrogatorio dei difensori degli imputati.
Qualora il giudice decidesse di accogliere le prove, l’iter processuale verrebbe stravolto, con possibili slittamenti della sentenza di diversi mesi. Tuttavia, la vera preoccupazione per il clan Troncone non è tanto il ritardo, ma il contenuto delle dichiarazioni di De Pasquale: se queste trovassero riscontri, le richieste di condanna avanzate dal PM potrebbero tradursi in sentenze pesantemente punitive, mettendo a rischio l’intero apparato del clan a Fuorigrotta.
Le indagini proseguono, con grande attenzione rivolta alle dichiarazioni di De Pasquale, che potrebbero apportare significanti evoluzioni al processo.
