Rione Berlingieri: smantellata la piazza della camorra dopo le rivelazioni di due pentiti
Nell’ambito di un’operazione giudiziaria che ha portato all’arresto di 11 persone, le indagini sul rione Berlingieri di Napoli hanno fatto luce su una delle piazze di droga più storiche della camorra locale. Le dichiarazioni di Massimo Molino e Raffaele Paone, due ex affiliati, sono state decisive per il quadro accusatorio delineato dal gip Marco Giordano.
Massimo Molino, che ha collaborato con le forze dell’ordine dopo aver deciso di pentirsi nel giugno 2021, ha fornito agli investigatori informazioni dettagliate sulla contabilità e sulla struttura operativa del clan. Fino al giorno dell’arresto, Molino era vicino a Luigi Carella, noto come “Gigino ‘a gallina”, e ha rivelato la mappa delle attività illecite nel rione.
La rivisitazione delle gerarchie criminali ha messo in luce come la Vanella Grassi controllasse le estorsioni nella zona, mentre Carella si occupava di aree più vaste, raggiungendo anche parte di Casavatore. Significativa è la pertinenza del civico 180 di via Monte Faito, definito un presidio inespugnabile dove si concentrano molte operazioni di spaccio.
L’organizzazione della piazza della “111” sembra essere militarmente orchestrata, con ruoli ben definiti tra i membri della famiglia di Antonio Bruno. A supporto dell’operatività c’è il cognato Ciro Cardaropoli e Gennaro Bruno, anche coinvolto in attività di contrabbando. Per eseguire le operazioni, secondo Molino, ci si avvaleva di luoghi specifici, come un giardino dietro l’albero di Padre Pio.
Le indagini hanno rivelato anche pratiche di pizzo, in cui la piazza pagava 3.000 euro al mese a Carella per garantire “tranquillità” sul territorio. A raccogliere tali somme c’era Francesco Marzano, un “factotum” accusato di gestire non solo i pagamenti, ma anche di coordinare attività estorsive.
L’ex affiliato Massimo Molino non è certo un testimone qualsiasi: il gip lo considera una “voce di dentro” nel panorama del crimine partenopeo, essendo stato attivamente coinvolto in episodi di grande rilevanza storica, come il duplice omicidio Riccio/Gagliardi nel 2004. Il suo percorso ha subito una conversione anche nel 2020, quando, accusato di tentato omicidio, ha scelto di non mentire per risparmiarsi la pena.
Raffaele Paone, invece, rappresenta l’era moderna della criminalità organizzata, essendo parte integrante dell’articolazione Vanella Grassi. Le sue rivelazioni hanno permesso di scoprire l’uso innovativo di droni per introdurre beni di contrabbando nelle celle del carcere di Secondigliano, segnalando un’evoluzione nelle modalità operative della camorra.
La sinergia tra le informazioni storiche di Molino e la visione contemporanea di Paone ha permesso alla Procura di oltrepassare i confini delle tradizionali operazioni di polizia, portando a un intervento decisivo contro una delle piazze di droga più consolidate di Napoli. Le indagini sono in corso e potrebbero portare a ulteriori sviluppi nel panorama della criminalità organizzata partenopea.
