Napoli, agguato in discoteca: tre giovani arrestati, coinvolto anche un baby killer
Napoli – Nella notte del 2 novembre, si è consumato un agguato all’esterno di una nota discoteca di Agnano, rimarcando l’escalation di violenza tra i giovani della camorra. Tre ragazzi, tra cui un minorenne già incriminato per omicidio, sono stati arrestati con accuse di tentato omicidio e porto abusivo d’armi in luogo pubblico, aggravate dal metodo mafioso.
Le indagini condotte dalla Sezione Criminalità Organizzata della Squadra Mobile di Napoli, sotto la direzione del dottor Mario Grassia e coordinate da due procure, hanno messo in evidenza la gravità della situazione. Salvatore, un minorenne noto per l’assassinio di Pio Marco Salomone, avvenuto il 22 novembre scorso in una sala giochi all’Arenaccia, è uno degli arrestati. Con lui, il diciannovenne Danilo Salvitti, descritto come l’esecutore materiale dell’agguato, e Paolo Junior Napoletano, ventenne con una densa linea di sangue criminale, cugino di un noto killer del clan Sibillo.
Secondo una prima ricostruzione, all’uscita dalla discoteca, Salvitti ha esploso almeno quattro proiettili contro un bersaglio, fuggendo poi a bordo di un’auto a noleggio guidata da Napoletano. Il ruolo del minorenne è stato cruciale: in un momento di confusione, è stato lui ad aprire la portiera del veicolo, facilitando la fuga del complice.
L’agguato si colloca all’interno di una faida in atto. La sparatoria non è stata il risultato di una semplice rissa tra giovani, ma un regolamento di conti premeditato. Poche settimane prima dell’incidente, alcuni membri del clan D’Amico-Mazzarella avevano rivolto una pistola a Salvitti, un affronto che ha richiesto una risposta immediata. Gli investigatori hanno accertato che il presunto autore di quel gesto provocatorio fosse presente al momento dell’agguato.
Le indagini hanno incontrato ostacoli significativi. Il sedicenne ferito, ricoverato all’Ospedale del Mare, ha rifiutato di collaborare con le forze dell’ordine, così come i suoi accompagnatori. Tuttavia, la svolta è giunta tramite alcuni passanti avvistati all’esterno dell’ospedale, tra cui il figlio di un noto boss del clan D’Amico-Mazzarella.
Il giro di vite delle forze di polizia ha portato a un’ulteriore rivelazione: grazie a microspie installate nella stanza del giovane ferito, è stato possibile carpire conversazioni in cui si faceva riferimento al movente dell’attacco, con chiari accenni a precedenti ostilità. Le dichiarazioni hanno svelato la premeditazione dietro l’agguato, evidenziando la tensione crescente tra i gruppi rivali.
Attualmente, gli arrestati si trovano in custodia e le indagini proseguono per fare luce sulle dinamiche di potere tra le bande di giovanissimi camorristi di Napoli.
