Clan Moccia, 11 arresti in Toscana: scoperta l’influenza su cantieri locali con “mille soldati” al comando

Ultime News

Sparatoria alla Cisternina: Tommaso Rega, nipote di un noto padrino, in condizioni gravi

Castello di Cisterna: Agguato a Tommaso Rega, Grave il...

Dall’ergastolo alla collaborazione: la resa del boss di Bagnoli

Napoli– Il "sistema" di Bagnoli e Cavalleggeri d’Aosta trema...

Arrestati nel rione Sanità a Napoli due baby pistoleri armati di pistole e munizioni

Napoli, operazione anti-arma nel rione Sanità: tre arresti Nel pomeriggio...

Firenze: Maxiblitz contro il Clan Moccia, Undici Arresti in Toscana

All’alba di domenica 16 aprile, un’operazione dei Carabinieri ha portato all’arresto di undici individui legati al clan Moccia di Afragola, segnando un’importante azione contro l’infiltrazione camorristica nei cantieri della Toscana. Per la precisione, sette degli arrestati sono stati rinchiusi in carcere, mentre quattro sono stati posti ai domiciliari. L’inchiesta, condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia (Dda) di Firenze e guidata dalla procuratrice Rosa Volpe, ha rivelato un’organizzazione complessa e violenta che ha esteso la propria rete nell’ambito degli appalti nel Centro Italia.

L’operazione, denominata “Contractus”, ha acceso i riflettori su un sistema mafioso che utilizza metodi subdoli per infiltrarsi nel mercato delle costruzioni, puntando in particolare sui fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Invece della tradizionale camorra visibile, gli affiliati operano con un’apparente normalità, impiegando giacche e cravatte nei cantieri e comunicando in termini burocratici per mascherare attività criminose.

Il cuore dell’organizzazione è la società “P.R. Appalti s.r.l.”, formalmente registrata in Campania ma attiva in numerosi cantieri. Secondo le indagini, rappresentava un “paravento legale”, facilitando l’infiltrazione e il controllo delle aziende in difficoltà. Le imprese che interagivano con la società venivano costrette a rinegoziare contratti, spesso tramite intimidazioni e minacce. Le modalità operative prevedevano contratti “ad ore” imposti su accordi iniziali, accompagnati da l’insinuazione di costi aggiuntivi attraverso fatturazioni irregolari.

Le rivendicazioni e le resistenze da parte delle vittime venivano represse con violenze e intimidazioni. I Carabinieri, affiancati dall’Ispettorato del Lavoro e dalla Guardia di Finanza, hanno documentato sistematici atti di violenza, minacce e l’occupazione fisica di cantieri. Le intercettazioni hanno svelato l’arretratezza delle vittime di fronte a una forza che si definisce a spietatezza: “Se mi arrestano a me… stanno altri mille soldati che rispondono ai miei ordini”. Queste parole hanno evidenziato la strutturazione militare e la solidità dell’organizzazione.

L’operazione ha comportato anche un’azione di protezione per gli imprenditori intimiditi. La procura ha segnalato che l’Arma ha potuto offrire un supporto costante per garantire la sicurezza degli imprenditori, impedendo vendette e ritorsioni.

Concludendo l’operazione, le istituzioni hanno lanciato un appello chiaro ai cittadini tratti in inganno dalla criminalità: “Invitiamo tutti coloro che sono stati vittime di intimidazione a denunciare”. Questo invito sottolinea l’importanza della collaborazione tra i cittadini e le forze dell’ordine, presentando la denuncia come il primo passo per combattere l’assoggettamento mafioso e ripristinare la legalità.

Le indagini proseguono per svelare ulteriori dettagli sulla struttura operativa del clan e per offrire maggiore tutela alle potenziali vittime di ritorsioni.

Fonte