Incendio devasta calzaturificio a Napoli a causa di disputa ereditaria

Ultime News

Titolare della clinica Pineta Grande condannato per falso: «Devastato, ma la verità emergerà»

Napoli: Condannato Vincenzo Schiavone, presidente del Pineta Grande Hospital,...

Oppido presenta prove al gip: “Foto e video attestano la sequenza dei fatti”

Napoli: Il Cardiochirurgo Oppido si Difende Accusato di Omicidio...

Antigone segnala criticità nel processo legato alle carceri di Santa Maria Capua Vetere

Caserta: Assoluzioni e polemiche nel processo per i fatti...

Bagnacavallo: incendio distrugge calzaturificio “Emanuela”, indagini concluso con arresti

La notte tra il 7 e l’8 dicembre ha visto il calzaturificio “Emanuela” di Bagnacavallo trasformarsi in un inferno di fiamme. L’incendio, avvenuto intorno alle ore 2, ha colpito il magazzino delle materie prime dell’azienda, causando danni ingenti stimati in cinquecentomila euro. I Vigili del Fuoco hanno lavorato per ore per domare il rogo, la cui natura dolosa è stata confermata da tracce di liquido accelerante trovate tra i detriti.

Le indagini condotte dai Carabinieri della Compagnia di Lugo, coordinate dal Pubblico Ministero Angela Scorza, hanno portato all’emissione di tre ordinanze di custodia cautelare, delineando un quadro di vendetta familiare. Secondo le ricostruzioni, la mente del raid incendiario è una donna di 41 anni di origine marocchina, residente a Fusignano. Questa, ex compagna del fratello della titolare del calzaturificio, si era trovata coinvolta in una contesa ereditaria che l’aveva vista esclusa dall’eredità del defunto.

Il testamento del fratello della titolare aveva lasciato l’appartamento di famiglia al padre e alla sorella, escludendo la compagna. La donna aveva tentato di impugnarlo in tribunale, ma con una sentenza sfavorevole, la situazione si era aggravata. Pochi giorni dopo l’incendio, una nuova udienza per sfratto era programmata, alimentando un risentimento che ha spinto la donna a colpire l’azienda della ex cognata.

Questo mattino, i militari del Norm di Lugo, in collaborazione con forze di Vibonati (Salerno), hanno arrestato tre persone. La donna è stata posta agli arresti domiciliari per gravidanza, mentre due uomini – un 54enne di San Marzano sul Sarno (SA) e un 42enne di Manfredonia (FG) – sono stati incarcerati come esecutori materiali dell’incendio, reclutati dalla donna per attuare la vendetta.

L’incendio oltre ai danni materiali ha avuto conseguenze economiche e sociali rilevanti. Il calzaturificio “Emanuela” è una fonte di sostentamento per molte famiglie locali; la sospensione della produzione ha messo a rischio contratti e forniture in un periodo cruciale dell’anno.

Le indagini ora proseguono con l’analisi delle testimonianze, dei tabulati telefonici e delle immagini di videosorveglianza, mentre il Gip ha definito il quadro indiziario come gravemente compromesso da risentimenti personali e premeditazione. Il caso approderà a breve nelle aule di tribunale, posizionando questa controversia ereditaria come catalizzatore di un gesto estremo.

Fonte