Napoli: La Vendetta dei Maione e la Struttura della Camorra
Un lungo capitolo di vendetta, che si snoda attraverso vent’anni di conflitti tra clan, è emerso dalle recenti indagini sulla cosca dei Mazzarella, culminate con l’arresto del reggente Roberto Mazzarella il giorno prima di Pasqua. Il boss, ricercato da oltre un anno, è stato trovato in un resort a Vietri sul Mare.
Le indagini, condotte dalla Procura di Napoli, hanno rivelato una storia di vendette familiari che affonda le radici in un omicidio avvenuto nel dicembre del 2000. Antonio Maione fu assassinato in una salumeria a Ponticelli, un delitto brutalmente orchestrato per vendicare un affronto: l’uccisione del padre di Roberto Mazzarella ad opera di Ivan Maione, fratello della vittima e poi collaboratore di giustizia.
Vincenza Maione, madre della vittima, ha perseguito per anni una strategia di vendetta nei confronti degli autori del delitto. Secondo le fonti investigative, il suo obiettivo era colpire le famiglie dei mandanti e degli esecutori, seguendo un modus operandi camorristico di “occhio per occhio”.
Le testimonianze di collaboratori di giustizia, custodite nell’ordinanza del giudice per le indagini preliminari Nicola Marrone, hanno fornito dettagli inquietanti sulla vendetta mai attuata. In particolare, Tommaso Schisa ha descritto come, dal 2016, Vincenza abbia cercato attivamente il fratello di Clemente Amodio, ritenuto uno dei killer di Antonio Maione. A scoprire questi elementi sono state le dichiarazioni di Schisa, un testimone con forti legami familiari nel contesto criminale.
L’elemento chiave è rappresentato dalle parole di Vincenza, che ripeteva un antico adagio di camorra: «Ci dobbiamo togliere il sangue nostro da terra». Nel 2016, insieme a Ivan, iniziò a monitorare i luoghi di ritrovo degli Amodio, ma diversi fattori impedirono che la vendetta si compisse.
L’azione di vendetta iniziò a concretizzarsi con la nuova generazione. Fiore Maione, figlio di Antonio, pianificò un aggressione armato, portando una pistola calibro .357 in un agguato che avrebbe dovuto colpire il figlio di Roberto Mazzarella. Questo episodio, avvenuto il 5 luglio 2018 presso il “Bar Hollywood” a San Giorgio a Cremano, si risolse in un conflitto a fuoco.
Le indagini hanno anche svelato che l’omicidio di Antonio Maione non fu casuale, ma premeditato. Fu attratto in una trappola da conoscenti, che agevolarono l’assalto in un luogo sotto il totale controllo dei Mazzarella.
Un altro pentito, Umberto D’Amico, ha arricchito il quadro investigativo raccontando un incontro avvenuto nel 2019 nel carcere di Secondigliano, dove il Pirata, noto esponente del clan, rinfacciò a Clemente Amodio di aver compromesso la vita del proprio figlio a causa dell’omicidio di Antonio Maione. Questa ammissione, priva di smentite, è stata interpretata dagli inquirenti come una confessione implicita.
Le indagini proseguono ora con l’obiettivo di delineare ulteriormente gli intrecci tra i clan, in una saga che ha segnato profondamente la criminalità organizzata napoletana e ha avuto ripercussioni durature sulla sicurezza e sull’ordine pubblico nella regione.
