Fabio Ascione, un giovane di 20 anni incensurato, è stato ucciso da un colpo di pistola sparato da un’auto in corsa a Ponticelli, nella zona orientale di Napoli, alle prime luci dell’alba. L’episodio si è verificato circa alle 5:10 in via Carlo Miranda, di fronte a un bar dove il giovane si trovava in compagnia di alcuni amici.
Secondo una prima ricostruzione, un veicolo scuro si è avvicinato al locale e, dall’abitacolo, sono stati esplosi diversi colpi di pistola. Uno di questi ha colpito Ascione al petto. Dopo la sparatoria, gli amici del ragazzo lo hanno caricato in auto e lo hanno trasportato d’urgenza all’ospedale Villa Betania, ma i medici non hanno potuto fare nulla per salvarlo.
Ascione viveva a breve distanza dal luogo dell’agguato e, stando ai primi accertamenti, non aveva precedenti penali. Le indagini sono condotte dai carabinieri del nucleo radiomobile di Napoli e dal nucleo operativo di Poggioreale, sotto la direzione del sostituto procuratore Alfredo Gagliardi della Direzione Distrettuale Antimafia.
La zona del delitto è considerata dai carabinieri come area di influenza del clan De Micco, ma al momento tutte le ipotesi sono aperte. Gli inquirenti stanno analizzando i racconti dei testimoni e i sistemi di rilevamento targhe nella zona, nel tentativo di identificare il veicolo utilizzato dai perpetratori.
Un aspetto rilevante riguarda il fatto che sul luogo del delitto non sono stati rinvenuti bossoli. Questo particolare lascia aperte due possibilità: i colpi potrebbero essere stati esplosi da un revolver o i bossoli di una pistola semiautomatica potrebbero essere rimasti all’interno dell’auto da cui è partito il fuoco. Le modalità dell’agguato richiamano schemi tipici di operazioni camorristiche, sebbene gli investigatori esortino alla cautela nel trarre conclusioni premature.
Un altro interrogativo riguarda l’obiettivo dell’agguato: non si esclude la possibilità che il vero bersaglio fosse uno dei ragazzi con cui Ascione si trovava. Risulta anche che il giovane avesse legami di parentela con una persona di precedente coinvolgimento in attività legate alla criminalità organizzata, ma non con il clan De Micco. Gli investigatori stanno considerando anche altre piste, come un possibile avvertimento nei confronti del titolare del bar o una vendetta derivante da una lite.
La cugina di Ascione, sentita dagli inquirenti, lo ha descritto come «un bravo ragazzo». Il giovane lavorava in una sala bingo a Cercola e quella mattina, dopo il turno di lavoro, aveva deciso di fare una sosta al bar prima di tornare a casa. Una scelta che, in pochi istanti, si è trasformata in una tragedia.
Le indagini sono ancora in corso e i carabinieri stanno esplorando ogni possibile pista per fare luce sull’omicidio di Fabio Ascione.
