Arzano, clan della 167 coinvolto in una condanna a morte posticipata dopo un agguato fallito

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Arzano, clan della 167: smantellato il sistema di sostegno ai detenuti

Nella mattinata del 2 marzo 2026, le forze dell’ordine hanno dato esecuzione a un’ordinanza cautelare firmata dal gip Donatella Bove, che ha portato al disarticolamento del clan della 167 di Arzano, una consorteria criminale operante in provincia di Napoli. L’indagine ha rivelato una struttura mafiosa profondamente radicata, fondata su un sistema di sostegno economico ai membri detenuti, considerato essenziale per mantenere il controllo e il rispetto all’interno della criminalità organizzata.

Secondo quanto emerso, il sostenimento economico per le famiglie degli affiliati in carcere, soprattutto per quelli sottoposti al regime del 41-bis, non rappresenta solo un atto di solidarietà, ma un vero e proprio strumento di prevenzione contro il rischio di pentimenti. Intercettazioni ambientali hanno evidenziato come il boss Antonio Caiazza e l’affiliato Pietroangelo Leotta discutessero della necessità di “onorare” i detenuti per evitare che questi potessero decidere di parlare con i magistrati.

Questa logica si applica anche ai nemici giurati. Raffaele Alterio, conosciuto come “Vavarone”, ex esponente del clan diventato rivale, riceveva ugualmente il sostegno economico mentre si trovava in carcere. Caiazza ha chiarito che il pagamento continuato ai detenuti, anche a chi ha voltato le spalle, è essenziale per mantenere la reputazione del clan all’interno delle istituzioni penitenziarie. Per i membri del clan, l’onore si colloca al di sopra della vendetta, rimandata fino a quando i conti non possono essere saldati.

In un’intercettazione, Caiazza descrive come il clan pagasse “trenta euro a ciascuno” ogni mese, illustrando una prassi consolidata che, sebbene possa apparire contraddittoria, serve a garantire il prestigio del gruppo. Questo approccio spiega perché, secondo i capi del clan, l’abbandono da parte di un affiliato, dopo aver beneficiato di tale sostegno, sia percepito come un affronto che attende una severa risposta.

Le indagini hanno anche rivelato una rete di finanziamento invisibile, dove i pagamenti regolari ai detenuti formano una sorta di “architettura del silenzio”. Questo sistema ha dimostrato come il denaro sporco sia fondamentale per mantenere il controllo su un’area, un flusso continuo che collega i vicoli di Arzano con le istituzioni penitenziarie.

Attualmente, le autorità stanno continuando a lavorare per smantellare questo modello di sostegno, puntando a ridurre le capacità operative dei clan attraverso sequestri di beni e operazioni di custodia cautelare. La lotta contro la criminalità organizzata nella zona prosegue, evidenziando l’importanza di interrompere il ciclo di finanziamento che consente la persistenza dell’attività mafiosa.

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