Informazioni principali su un’importante operazione contro il Clan Contini di Napoli
Napoli, 2023 – La Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli ha concluso un’indagine che ha portato all’emissione di un’ordinanza cautelare di 400 pagine contro il clan Contini, in particolare contro il “Gruppo dei Porticati”, attivo nella zona di San Giovanniello. Il provvedimento, firmato dal Giudice per le Indagini Preliminari Sabato Abagnale, affronta un quadro complesso di criminalità organizzata che ha storicamente saputo adattarsi e rinnovarsi.
Decenni di controllo e infiltrazioni nell’economia legale
L’inchiesta ha rivelato come il cartello mafioso non si limiti al traffico di sostanze stupefacenti, ma si estenda anche all’infiltrazione nell’economia legale, garantendosi impunità e adottando metodi moderni di intimidazione. Secondo i documenti, il clan ha evoluto i suoi sistemi operativi incorporando forme d’intimidazione tradizionali e digitali.
L’Alleanza di Secondigliano: un potente cartello mafioso
Il Gruppo dei Porticati è identificato come parte di un sistema più ampio, l’Alleanza di Secondigliano, che riunisce diversi gruppi mafiosi in un patto di rispetto reciproco. Questo accordo consente ai vari clan, tra cui i Cesarano, i Grimaldi e i Lo Russo, di spartirsi i proventi illeciti ed evitare conflitti che potrebbero attirare l’attenzione delle forze dell’ordine.
Struttura del potere e leadership del Gruppo dei Porticati
Secondo le ricostruzioni, il clan Contini ha suddiviso il controllo di Napoli tra vari luogotenenti. Il Gruppo dei Porticati, sotto la direzione di Patrizio Bosti Junior, ha assunto un ruolo di leadership significativo, operando come un’entità autonoma ma sempre in contatto con i vertici del clan.
Bosti Junior, riconosciuto non solo come un capo militare ma anche come un manager, gestiva le finanze del gruppo e i pagamenti agli affiliati, nonché l’approvvigionamento di armamenti.
Attività illecite e metodi moderni di spaccio
Il principale sostentamento del Gruppo dei Porticati deriva dal traffico di stupefacenti, come cocaina e hashish. Innovativi metodi di distribuzione, documentati durante l’indagine, prevedevano una “sala regia” che smistava gli ordini ai pusher tramite radio e telefono, garantendo consegne dirette e limitando i rischi di arresti.
Inoltre, il gruppo ha diversificato le sue attività illecite, organizzando furti e truffe, comprese quelle nei confronti di anziani. Ciò ha permesso di alimentare le casse del clan e finanziare spese legali e acquisti di armi.
Atti di violenza e intimidazioni
Uno degli episodi più rilevanti esaminati nell’ordinanza riguarda un’aggressione avvenuta presso il ristorante “Cala La Pasta”. Le indagini hanno dimostrato come il clan abbia messo in atto una rete di protezione per garantire impunità agli autori, anche tramite intimidazioni digitali. Messaggi minatori inviati tramite social media rappresentano l’estensione della cosiddetta “camorra digitale”.
Stato attuale delle indagini
L’operazione ha portato all’emissione di numerosi provvedimenti cautelari, con diverse persone segnalate per associazione mafiosa e attività illecite. Attualmente, gli inquirenti continuano a seguire la pista di eventuali complici e a monitorare le dinamiche interne del clan. L’indagine è considerata un passo significativo nella lotta contro la criminalità organizzata nella regione.
L’elenco degli indagati, alcune delle quali già in custodia cautelare, è significativo dell’ampiezza e della gravità delle accuse. Le autorità continueranno a operare per smantellare le strutture mafiose e garantire la legalità.
