Camorra, clan Rega-Piacente: 29 condanne e oltre due secoli di carcere

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Regge l’inchiesta della Dda sul narcotraffico nella “219”, ma i giudici concedono le attenuanti: pioggia di sconti di pena per la linea di comando.

Nuova spallata giudiziaria ai signori della droga dell’hinterland napoletano. Dopo il primo round dello scorso anno con il rito abbreviato, la quarta sezione della Corte di Appello di Napoli ha emesso il verdetto di secondo grado per i narco del clan Rega-Piacente di Brusciano. L’impianto accusatorio della Direzione Distrettuale Antimafia ha sostanzialmente retto l’urto del riesame, concludendosi con ben 29 condanne, per un totale complessivo di 224 anni e 10 mesi di reclusione (pari a oltre due secoli di carcere).

I colpi di scena: concessi gli sconti di pena

Nonostante la severità complessiva della sentenza, non sono mancati importanti colpi di scena sul fronte delle singole posizioni. I giudici di secondo grado hanno infatti riconosciuto a gran parte degli imputati le attenuanti generiche. Per alcune figure chiave, inoltre, è caduta l’accusa di essere capi e promotori dell’organizzazione.

L’effetto di questa ridefinizione giuridica si è tradotto in una pioggia di sconti rispetto al primo grado. Emblematico il caso di Costantino Magrelli (difeso dall’avvocato Rocco Maria Spina), la cui pena è scesa da 18 anni e 6 mesi a 8 anni e 6 mesi. Sconto sostanzioso anche per Savio Russo (difeso dall’avvocato Dario Carmine Procentese), che passa da 19 a 13 anni.

La “Zarina” delle palazzine e la piazza delle 219

Al centro dell’inchiesta spicca la figura di Tiziana De Donato, moglie del ras indiscusso Bruno Piacente (già detenuto da tempo). Secondo gli inquirenti della Dda, era lei il vero dominus in sostituzione del marito, una vera e propria “zarina” capace di gestire con il pugno di ferro la piazza di spaccio del rione “219” di Brusciano, considerata una delle centrali del crack e della coca più fiorenti e redditizie dell’intera Campania. Difesa dagli avvocati Leopoldo Perone e Isidoro Spiezia, la De Donato ha visto la sua pena ricalcolata a 12 anni di reclusione, a fronte dei 18 anni e 6 mesi del precedente grado (e dei 24 anni chiesti inizialmente).

Auto di lusso e terrore: così il clan umiliava il rione

Le indagini hanno svelato un giro d’affari da centinaia di migliaia di euro, i cui proventi venivano reinvestiti ma anche ostentati in modo provocatorio per riaffermare il controllo sul territorio. Un tenore di vita sfarzoso fatto di auto di lusso, ville arredate sfarzosamente, viaggi da mille e una notte, abiti griffati e feste sontuose.

Un lusso esibito che viaggiava di pari passo con l’intimidazione militare: i residenti del rione venivano costantemente oppressi e, in alcuni casi, veniva loro persino precluso il libero accesso alle proprie abitazioni. La sentenza di ieri segna un punto fermo nel percorso di smantellamento del clan e di liberazione della comunità di Brusciano.

Tutte le condanne dalla più alta alla più bassa

Di seguito l’elenco completo delle pene rideterminate o confermate dalla Corte d’Appello di Napoli, ordinate in base alla gravità della sanzione:

Ciro Casolare: 15 anni e 10 mesi

Francesco Cecero: 14 anni

Savio Russo: 13 anni (pena ridotta da 19 anni)

Mario Solina: 13 anni

Ciro De Luca: 12 anni e 4 mesi

Tiziana De Donato: 12 anni (pena ridotta da 18 anni e 6 mesi)

Ilaria Cangiano: 10 anni e 6 mesi

Martina Del Giudice: 8 anni e 8 mesi

Carmine Ischiero: 8 anni e 8 mesi

Costantino Magrelli: 8 anni e 6 mesi (pena ridotta da 18 anni e 6 mesi)

Francesca Maurano: 8 anni

Carmelo Solina: 8 anni

Mario D’Amore: 7 anni e 11 mesi

Vincenzo D’Angelo: 7 anni e 11 mesi

Luigi Broegg: 7 anni e 8 mesi

Sharon Guadagno: 7 anni e 5 mesi

Adriano Vitagliano: 7 anni e 4 mesi

Raffaele Guadagno: 7 anni e 2 mesi

Vincenzo De Donato: 7 anni

Carmelo Mastrojanni: 7 anni

Immacolata Pistuggia: 7 anni

Donato Nembrotti Menna: 6 anni

Giovanni Accietto: 5 anni

Giuseppe Aversano: 3 anni e 4 mesi

Siria Castaldo: 3 anni e 2 mesi

Miriam Lanza: 3 anni e 2 mesi

Anna Capaccio: 2 anni e 4 mesi (conferma della sentenza precedente)

Alberto Carillo: 1 anno e 6 mesi

Giuseppe Riccioli: 8 mesi (conferma della sentenza precedente)