Camorra e assistenza sociale: scoperti 50mila euro al mese per i detenuti del clan Arzano

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Camorra ad Arzano: l’ombra di un sistema che sostiene i detenuti

Arzano, 4 ottobre 2025 – In un contesto di intensa attività criminale, il clan della 167 di Arzano ha rivelato una strategia ben delineata per garantire il supporto economico dei detenuti, scoprendo così un aspetto meno noto del malaffare. Le indagini della Direzione Distrettuale Antimafia, culminate nell’operazione che ha portato a diverse ordinanze cautelari la scorsa settimana, hanno delineato un quadro inquietante sulle modalità di funzionamento di questa organizzazione.

Il sostentamento dei detenuti: una priorità del clan

Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, il sostentamento dei detenuti non è un gesto occasionale, ma un pilastro imprescindibile per la sopravvivenza del clan stesso. Le intercettazioni ambientali hanno rivelato che il clan destina circa 50.000 euro al mese a questo capitolo, con l’obiettivo di mantenere il controllo sulle famiglie degli affiliati e garantire l’omertà tra le mura carcerarie.

In un dialogo intercettato, Gennaro Salvati e Andrea Olivello discutono della gestione di questi fondi. Il denaro destinato ai detenuti è considerato sacro e non può essere dirottato per altre spese. La consegna dei fondi avviene regolarmente ogni mese, rappresentando una vera e propria formalità criminale.

Il bilancio della fedeltà

Ma la guerra interna al clan e gli arresti hanno gravato sulla disponibilità economica. Con la riduzione del numero di affiliati attivi sul territorio, il 29 agosto 2025, Salvatore Romano, noto come “Sasi”, ha dovuto prendere decisioni cruciali riguardo alla gestione delle risorse. Durante una riunione, ha espresso la necessità di limitare i pagamenti solo a chi era fisicamente presente a Arzano.

Le registrazioni mostrano la frenesia con cui i membri del clan si sono mossi per raccogliere il denaro necessario al pagamento delle “mesate”. Romano e Antonio Caiazza, a quanto pare, hanno organizzato una raccolta di soldi tra i commercianti della zona, un’azione descritta dai membri del clan come “fare il giro”.

Le ripercussioni delle indagini

La strategia del clan ha mobilitato anche alleanze con altri gruppi criminali della provincia, rivelando un consorzio volto a garantire il flusso di denaro necessario per mantenere il sostentamento dei detenuti. Questo si è rivelato fondamentale non solo per il clan stesso, ma anche per preservare l’ordine all’interno delle carceri.

Le indagini continuano e i magistrati stanno approfondendo il legame tra le varie consorterie malavitose attive in provincia. Il futuro del clan della 167 di Arzano è incerto, ma la lotta contro il sistema di pizzo e le sue ramificazioni è quanto mai cruciale per la sicurezza della comunità e la legalità nel territorio.

Le autorità di polizia e i servizi investigativi rimangono vigili, pronti a reagire a qualsiasi sviluppo nella complessa rete di relazioni criminose che caratterizza l’hinterland napoletano. Le operazioni di monitoraggio e le azioni repressive continueranno a essere attuate per contrastare efficacemente la criminalità organizzata e favorire un ambiente di maggiore sicurezza per i cittadini.

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