Raid nel Sistema Penitenziario: Clan dei Porticati e Medici Complici a Poggioreale
Un’inchiesta condotta dalla Procura di Napoli ha portato alla luce un complesso sistema di corruzione all’interno del carcere di Poggioreale, correlato al clan dei Porticati, guidato dal giovane boss Patrizio Bosti Junior. Secondo quanto emerge dall’ordinanza cautelare firmata dal gip Sabato Abagnale, il clan avrebbe tentato di manipolare il sistema penitenziario attraverso professionisti disposti a certificare false patologie, al fine di permettere ai detenuti di ottenere la detenzione domiciliare.
I dettagli dell’inchiesta hanno preso forma nei colloqui intercettati tra Giorgio Marasco, un detenuto, e i suoi genitori. Le microspie installate dagli inquirenti hanno registrato conversazioni che delineano un piano preciso: la cifra richiesta per tornare a casa era di 1.200 euro.
L’incontro del 21 luglio 2022 tra Giorgio e i familiari si è concentrato sulla visita medica specialistica, con il chiaro intento di ottenere un referto che giustificasse la richiesta di arresti domiciliari. “Non è compatibile al carcere il ragazzo… Pensa a me, l’appuntato mi ha detto che tutti i ragazzi liberati sono stati visitati dallo stesso medico”, ha affermato Giorgio, evidenziando la consapevolezza del professionista coinvolto.
Dall’indagine è emersa anche l’identità del medico in questione, un uomo già noto agli archivi della polizia con precedenti per associazione per delinquere e truffa.
Le intercettazioni rivelano non solo la dinamica della presunta truffa, ma anche un inquietante spaccato della vita carceraria. Durante la conversazione, Patrizio Bosti Junior ha interrotto il colloquio dei Marasco, lasciando intendere il suo potere e l’influenza all’interno del carcere. Bosti ha sottolineato la necessità di mantenere un legame economico con il clan, affermando “Mettici solo i soldi alla porta… se mi vuoi bene”. Questo scambio lascia intravedere la logica del “welfare criminale” che condiziona le vite dei detenuti e delle loro famiglie.
Le indagini hanno svelato anche un clima di tensione all’interno del carcere, con Giorgio che ha espresso preoccupazioni per possibili sommosse dovute ai recenti controlli sui telefoni illecitamente introdotti. La situazione è degenerata dopo che una donna è stata arrestata per aver tentato di entrare con tre telefonini nei comparti detentivi.
L’ordinanza del gip Abagnale mette in luce un ecosistema inquietante, dove il referto medico diventa merce di scambio e la detenzione si trasforma in un’opportunità di lucro e potere. Attualmente, le indagini sono in corso per identificare ulteriori complici e per comprendere l’estensione delle attività illecite del clan.
