Napoli – Un linguaggio crudo, infarcito di gergo calcistico per celebrare un ferimento a colpi di pistola come fosse un gol in trasferta. «Abbiamo portato i tre punti a casa». È questo il tenore delle conversazioni captate dagli inquirenti nell’ambito dell’inchiesta che ha fatto luce sul tentato omicidio di Vittorio Sorriente, giovane legato ai gruppi emergenti dei Quartieri Spagnoli, avvenuto nella notte tra il 26 e il 27 giugno 2022.
Il “rapporto” al Ras detenuto
Al centro della ricostruzione della Procura ci sono Gennaro Diano ed Emanuele Rubino, ritenuti dagli investigatori i bracci operativi del gruppo del “Porticato” a San Giovanniello. Poche ore dopo il piombo esploso nei pressi dell’Orto Botanico, Diano si affretta a chiamare Patrizio Bosti junior, nipote del “Patriziotto” e figura di riferimento del sodalizio, all’epoca detenuto a Poggioreale.
La telefonata è un condensato di spavalderia criminale. Bosti accoglie il sodale con toni quasi celebrativi: «Tuo fratello l’impazzito ha portato i tre punti a casa rapidi». Diano conferma, mimando persino il rumore degli spari: «Gli ho schiattato la gamba… BUAA!». Un’ammissione che per gli inquirenti cristallizza la responsabilità dell’indagato, il quale descrive l’azione con un senso di macabro divertimento.
La “nennella” e il sangue mancato
Nelle pieghe dell’intercettazione emerge un dettaglio ancora più inquietante: il rammarico per non aver ucciso il rivale. Bosti jr, dal carcere, commenta l’esito dell’agguato spiegando che, se fosse stato presente lui con la sua «nennella» (termine gergale per indicare la pistola), l’epilogo sarebbe stato fatale: «Lo sai no che con la nennella mia lo avrei ucciso a quello?».
Il ferimento di Sorriente, figlio di Giuseppe (noto pregiudicato per traffico di droga), sarebbe maturato in un clima di forti tensioni tra i gruppi di San Giovanniello e le fazioni dei Quartieri Spagnoli. Tensioni che Diano e Rubino avrebbero “risolto” con il fuoco, prima di concedersi una ritirata strategica.
Dal piombo alla piscina: la fuga a Castel Volturno
Subito dopo l’agguato, i due si sarebbero rifugiati sul litorale domitio, in una villa a Castel Volturno nelle disponibilità di Rubino, noto come “’O Russ”. «Ora siamo nella villa del rosso, ci facciamo due bagni alla faccia loro», raccontava Diano al telefono, tra le risate dei presenti. Un momento di relax documentato anche dall’invio di foto della piscina ai complici rimasti in città.
A incastrare definitivamente il gruppo, oltre alle intercettazioni, sono stati i riscontri tecnici. La Polizia Giudiziaria ha incrociato i dati dei transiti veicolari nei pressi di via Foria con l’utilizzo di uno scooter Piaggio Beverly dorato, in uso esclusivo a Diano. Le telecamere di sorveglianza e i tempi di percorrenza coincidono perfettamente con l’orario in cui Sorriente si è presentato al pronto soccorso dell’ospedale Vecchio Pellegrini con un proiettile nella gamba e una prognosi di dieci giorni.
La vittima e i precendenti
Vittorio Sorriente non è un nome nuovo per le forze dell’ordine. Già noto per reati contro il patrimonio e armi, era salito agli onori della cronaca per il coinvolgimento in un altro agguato ai danni di Vincenzo Masiello. Nonostante il silenzio della vittima durante le prime audizioni, la rete di intercettazioni e il monitoraggio degli spostamenti hanno permesso alla Direzione Distrettuale Antimafia di chiudere il cerchio sugli autori del raid, confermando l’attuale pericolosità degli equilibri criminali tra l’Arenaccia e il cuore di Napoli.
