Lo scontro tra i rampolli dei Bosti e Mariano e le «scuse» di Marco Mariano a Patrizio jr

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Il fragore delle parole intercettate è più forte di quello delle raffiche, perché ne rivela la disponibilità immediata, quasi banale. Non sono i vecchi boss del dopoguerra, ma i “rampolli” della Napoli criminale contemporanea. Al centro di questa nuova geografia del terrore c’è Patrizio Bosti junior, un nome che a Napoli evoca l’Alleanza di Secondigliano, il cartello criminale più potente d’Europa. Nipote omonimo del fondatore e figlio di Ettore, Patrizio Jr viene dipinto dalle carte giudiziarie firmate dal GIP Sabato Abagnale come un giovane che non conosce mediazione, un leader che “vive di quello”: la violenza armata.

La notte della miccia: rissa al Bar Cimmino

Tutto ha inizio l’8 dicembre 2021. Non siamo nelle periferie degradate, ma nella “Napoli bene”, in via Petrarca, all’esterno del celebre Bar Cimmino. È qui che avviene il corto circuito tra due mondi: i giovani legati ai Mariano (storico clan dei Quartieri Spagnoli) e quelli dei Contini-Bosti.

La lite è furiosa. Coinvolge Emanuele Aieta, Ciro Mariano, Gaetano Avolio e Christian Cesarano. Volano parole pesanti, offese che in certi ambienti pesano come sentenze di morte. Ciro Mariano, esponente dell’omonima famiglia, urla il suo disprezzo:

“Tutti i Bosti mi devono fare un buc…no, perché io sono Mariano”.

Un’offesa diretta al cuore di uno dei clan più potenti del mondo, proferita davanti a Salvatore Esposito, nipote di “o’ Patrizio” e cugino diretto di Patrizio Jr.

Il Trojan nella Mercedes: “Se c’era mio cugino, era un guaio”

Mentre gli animi si scaldano in strada, a pochi metri di distanza un “ospite invisibile” sta registrando tutto. È un captatore informatico (Trojan) installato a bordo di una Mercedes Classe G AMG grigia in uso alla famiglia di Salvatore Esposito. Le conversazioni catturate alle 4 del mattino restituiscono un quadro agghiacciante della percezione di Patrizio Bosti Jr.

Salvatore Esposito, parlando con gli amici dopo la rissa, è quasi sollevato che il cugino Patrizio non fosse lì. La sua descrizione è un manifesto della pericolosità del giovane boss: “Ciro deve ringraziare la Madonna che non c’era Patrizio mio cugino qua fuori, perché se c’era mio cugino Patrizio, scendeva con la mitraglietta! Li saltava tutti da terra!”

Non è un’esagerazione da bar, è il racconto di chi sa di cosa è capace il proprio sangue. Salvatore continua, mimando persino il suono delle raffiche:”Quello (Patrizio Jr, ndr) non connette proprio! Quello veniva con la Panda qua fuori e con una mano sparava a vista! Prir… sparava pure a me! Io prego la Madonna che domattina non arriva a Patrizio…”

L’aneddoto del Pendino: una Panda trasformata in armeria

Per spiegare quanto il cugino sia “pronto” alla guerra, Salvatore Esposito scava nella memoria, ricordando un precedente episodio avvenuto nella zona del Pendino, durante uno scontro con alcuni soggetti di Bagnoli. Il racconto sembra uscito da una sceneggiatura di Gomorra, ma per il GIP è un “tassello coerente”:

“Ti ricordi quando sopra al Pendino litigammo con quelli di Bagnoli?! Patrizio venne con una Panda, c’erano sette mitragliette dentro e un fucile a pompa! Sette mitragliette e un fucile a pompa o’ frat!!! Non so dove le prese… disse ‘aspetta, sto venendo!’… 10 secondi me lo ritrovai sopra!”

Sette mitragliette e un fucile a pompa stipati in una piccola utilitaria. È l’immagine della mobilitazione militare immediata che Patrizio Bosti Jr è in grado di garantire.

La “Diplomazia del Terrore” e il ruolo dei vecchi boss

Ciò che emerge dalle indagini non è solo la violenza impulsiva, ma anche il riconoscimento di Patrizio Jr come unico interlocutore per risolvere i conflitti. Quando la notizia della rissa al Bar Cimmino arriva ai piani alti, si mette in moto la “diplomazia” di camorra.

È Marco Mariano, ex boss dei Quartieri Spagnoli e padre di Ciro, a chiamare direttamente Patrizio Jr. Non lo tratta come un ragazzino, ma come un pari, come il reggente del casato Bosti.

Nonostante la giovane età, Patrizio Bosti Jr viene subito individuato dai Mariano come l’unico interlocutore valido e legittimato a risolvere la questione senza spargimenti di sangue.

Nella conversazione intercettata sull’utenza di Patrizio Jr, interviene direttamente Marco Mariano, ex capo dell’omonimo clan dei Quartieri Spagnoli e padre di Ciro. Il vecchio boss usa la carta della nostalgia e dei vecchi patti d’onore con il padre di Patrizio, Ettore Bosti:

“Noi siamo una famiglia! Diglielo ai cugini tuoi, che pure se litighiamo, ci possiamo dire pure le parole, come facevamo io e tuo padre quando eravamo… e ce ne andavamo dappertutto… va bene? Un bacio! Veditela tu!”

Piegandosi alle regole della diplomazia mafiosa, lo stesso Ciro Mariano telefona a Patrizio Bosti Jr per spiegare l’accaduto e promette di andargli a chiedere scusa “da vicino”, ristabilendo così la pace e riconoscendo, di fatto, la superiorità criminale del giovane Bosti come referente del clan.

Quell’invito — “Veditela tu” — è la consacrazione ufficiale. Marco Mariano affida al giovane Patrizio la composizione del dissidio, riconoscendogli la facoltà di decidere della vita e della morte o, quanto meno, della pace tra i clan.

Le conclusioni del GIP: “Lui vive di quello”

Per il giudice Sabato Abagnale, le intercettazioni non sono “vanti” o “esagerazioni ambientali”. La precisione con cui Salvatore Esposito descrive le armi (il numero esatto, la tipologia) e il fatto che la narrazione avvenga tra familiari senza intenti auto-celebrativi, rende il racconto intrinsecamente attendibile.

Patrizio Bosti Jr non è un semplice “figlio di papà” che gioca a fare il boss. È un soggetto che, citando le parole del cugino, “vive di quello fondamentalmente”. La sua pericolosità non deriva solo dal cognome che porta, ma dalla sua capacità di trasformare una rissa fuori da un bar in un teatro di guerra nel giro di pochi secondi.

Sempre secondo il gip  questo episodio non è una semplice “rissa tra ragazzi”, ma la prova che Patrizio Bosti Jr è già investito di una funzione rappresentativa e di una capacità militare che terrorizza i suoi stessi familiari e impone rispetto persino ai vecchi capiclan dei Quartieri Spagnoli.

Pensi che la figura di questo “giovane boss” rifletta un cambio di passo nella comunicazione tra i clan, più immediata e violenta, o vedi ancora i tratti della vecchia mediazione mafiosa?