Si chiude con un’assoluzione definitiva la vicenda giudiziaria che vedeva imputato il presunto capoclan del rione Traiano, Giuseppe Mazzaccaro, noto come “Peppe della 99”. La Corte di Cassazione ha respinto ancora una volta la tesi della pubblica accusa, confermando quanto già stabilito nei precedenti gradi di giudizio.
Una pronuncia arrivata dopo il secondo passaggio in Suprema Corte, che ha sancito in modo definitivo l’estraneità del boss rispetto all’omicidio avvenuto nel Casertano. A difenderlo, gli avvocati Claudio Davino e Leopoldo Perone.
I verdetti nei precedenti gradi di giudizio
L’ultima assoluzione risaliva al settembre 2025, ma già in appello erano emersi elementi che avevano ridimensionato l’impianto accusatorio. I giudici avevano rideterminato le pene per gli altri imputati:
Nicola Caruso: 10 anni e 4 mesi
Raffaele Caprio: 15 anni
Simone Cimarelli: 10 anni e 4 mesi
Carmine Fenderico: 10 anni e 4 mesi
Francesco De Pasquale: 6 anni
Marco Mosella: 2 anni e 8 mesi
In primo grado, il giudice dell’abbreviato aveva escluso sia la premeditazione sia l’aggravante mafiosa, riconoscendo le attenuanti generiche. Anche sul fronte dello stupefacente era caduta l’accusa dell’ingente quantitativo, dal momento che la droga non era mai stata sequestrata.
Un’inchiesta costruita su intercettazioni e pentiti
La ricostruzione dei fatti si è basata principalmente su intercettazioni e dichiarazioni di collaboratori di giustizia, tra cui l’ex boss del rione Traiano Gennaro Carra. Un impianto probatorio che, col passare dei gradi di giudizio, si è progressivamente indebolito, fino alla definitiva esclusione di responsabilità per Mazzaccaro.
La spedizione punitiva e il movente
Al centro del processo, l’omicidio di due cittadini nigeriani, Desmond Oviamwonyi e Leo Uwadiae, avvenuto a Castel Volturno il 10 settembre 2020. Secondo l’accusa, si trattò di una spedizione punitiva organizzata in più fasi dal rione Traiano.
Il movente sarebbe stato il furto di un carico di droga — marijuana e cocaina — dal valore di circa 40mila euro. Uno “sgarro” che avrebbe scatenato la reazione del clan, deciso a ristabilire la propria supremazia sul territorio.
Il contesto criminale
Una vicenda di estrema violenza, maturata nel contesto delle dinamiche criminali tra Napoli e il litorale casertano. Tuttavia, secondo i giudici, Giuseppe Mazzaccaro non ebbe alcun ruolo nell’organizzazione o nell’esecuzione dell’agguato.
Resta invece la condanna per altri imputati coinvolti a vario titolo nell’azione, mentre per il presunto boss del clan Sorianiello cala definitivamente il sipario giudiziario su questo episodio.
