Versioni contrastanti dei chirurghi nel caso Domenico Caliendo esaminato dal Gip

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Napoli: Indagini Cruciali sul Caso del Piccolo Domenico Caliendo dopo il Trapianto di Cuore

La Procura di Napoli, insieme ai Carabinieri del NAS, ha avviato un’intensa attività di indagine sul decesso del piccolo Domenico Caliendo, avvenuto a seguito di un trapianto di cuore effettuato presso l’ospedale Monaldi il 23 dicembre 2025. L’inchiesta entra ora in una fase decisiva, con particolare attenzione sulle procedure adottate durante l’intervento.

Durante gli interrogatori di garanzia, i cardiochirurghi coinvolti, Emma Bergonzoni e Guido Oppido, hanno fornito ricostruzioni che presentano divergenze significative sia logistiche che procedurali. Entrambi i medici sono indagati per omicidio colposo e falso ideologico, quest’ultimo legato alla compilazione della cartella clinica.

Il fulcro delle indagini ruota attorno alla tempistica delle operazioni. Secondo l’ipotesi accusatoria, la fase di espianto del cuore nativo sarebbe stata avviata prima di un’adeguata verifica delle condizioni del cuore proveniente da Bolzano. Tale approccio, con un margine di pochi minuti, potrebbe aver compromesso la valutazione dell’idoneità dell’organo, la cui integrità sarebbe stata ulteriormente influenzata dal trasporto a basse temperature.

A supporto delle indagini, sono stati acquisiti nuovi elementi documentali, tra cui un video registrato da un operatore socio-sanitario presente in sala operatoria. Questo filmato potrebbe rivelare la sequenza temporale tra l’apertura del contenitore termico e l’inizio della cardiectomia, fornendo importanti indicazioni agli inquirenti.

Un altro aspetto rilevante dell’indagine riguarda le chat scambiate tra i sanitari nei giorni successivi all’evento. Queste comunicazioni sono attualmente sotto la lente di ingrandimento del giudice per verificare possibili tentativi di uniformare le versioni da formalizzare. Dalle informazioni emerse, risultano evidenti le preoccupazioni espresse dalla dottoressa Bergonzoni, assistita dal professor Vincenzo Maiello.

Il dottor Oppido, supportato dagli avvocati Sorge e Manes, ha ribadito la sua difesa, dichiarando di aver avviato l’intervento solo dopo aver ricevuto il via libera formale dalla collega responsabile del prelievo dell’organo a Bolzano. Questa affermazione è oggetto di ulteriori verifiche da parte dell’autorità giudiziaria, che sta continuando a raccogliere testimonianze per chiarire la situazione.

Le indagini sono in corso e potrebbero portare a sviluppi significativi nelle prossime settimane. La Procura rimane impegnata nel determinare la verità di quanto accaduto e nella tutela dei diritti del giovane Domenico e della sua famiglia.

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