“Cocaina Connection” a Bagnoli: piazze fisse, corrieri mobili e i registri in rosa del narcotraffico

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Il cartello della droga dell’area Flegrea. La tregua della droga sotto i riflettori della DDA: così i clan nemici si spartivano la movida. Fiumi di polvere bianca e telefoni citofonici: i pentiti raccontano il business dei Giannelli.

I canali di rifornimento tra il Rione Traiano e Mugnano, la contabilità nelle mani delle donne del clan ed il network “dinamico” per invadere Bagnoli e Agnano di cocaina. I verbali a caldo dei pentiti e la radiografia del giro d’affari da migliaia di euro a settimana.

La diarchia dello spaccio: la pace degli affari tra Giannelli ed Esposito. L’inchiesta giudiziaria della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli svela una retroscena inedito sul mercato degli stupefacenti nella periferia occidentale flegrea: per la droga, le fazioni storicamente nemiche dei Giannelli e degli Esposito/Nappi siglavano una tregua pragmatica nel nome del profitto.

Se le estorsioni e il controllo militare dei parcheggi abusivi accendevano la faida di sangue nelle strade , il business della cocaina e dell’hashish seguiva binari paralleli regolati da un vero e proprio cartello criminale.

A capo delle due macro-strutture associative finalizzate al narcotraffico emergevano figure di vertice assoluto: da un lato Alessandro Giannelli (detto “Schwarz”), promotore e finanziatore delle piazze legate al suo gruppo , e dall’altro Maria Matilde Nappi, la moglie del boss Massimiliano Esposito “’o scugnato”, che ricopriva il ruolo di organizzatrice, contabile e finanziatrice degli acquisti all’ingrosso per l’opposta fazione.

La mappa delle piazze fisse e il network dello “spaccio dinamico”
Le risultanze delle intercettazioni ambientali e i pedinamenti effettuati dagli investigatori hanno permesso di mappare con esattezza i canali di smercio al dettaglio:

La Piazza di spaccio di Bagnoli (Via Di Niso): Considerata la centrale operativa fissa del comparto droghe sul territorio. La gestione materiale era affidata a Maurizio Fasano, un broker capace di mantenere un canale di approvvigionamento bilaterale, acquistando stabilmente partite di cocaina sia da Alessandro Giannelli che da Maria Matilde Nappi. Fasano veniva coadiuvato direttamente nella rivendita dalla compagna Adele Calabrese e da Piero Fasano.

La rete dello “Spaccio Dinamico”: Un sistema mobile ideato per sfuggire ai controlli delle forze dell’ordine e non offrire punti di riferimento fissi alle pattuglie. I clienti ordinavano le dosi di cocaina tramite utenze telefoniche “dedicate” o messaggistica criptata, e la consegna avveniva in tempo reale tramite corrieri su scooter.

Il dominus di questo sistema mobile era Francesco Celardo (detto “Pippetta”) (deceduto), coadiuvato attivamente da una donna (detta “Antonella”), i quali distribuivano la droga a fiumi coprendo l’intera fascia oraria pomeridiana e notturna dell’area flegrea.

La Piazza della Movida e dei Locali Notturni: Gestita dai fratelli Adriano Gatto ed Emiliano Gatto, focalizzata sulla distribuzione al dettaglio di cocaina a clienti facoltosi, frequentatori dei locali e delle discoteche della movida di Coroglio e Agnano.

I canali dell’ingrosso, la logistica e il caveau del clan

Per saturare il mercato flegreo, il cartello necessitava di un flusso continuo di merce pura. L’ordinanza mappa dettagliatamente i canali di rifornimento: i Giannelli facevano affidamento sui canali logistici gestiti da Luigi Pappalardo, il quale trasportava personalmente, spesso a bordo della propria vettura, i carichi di cocaina e hashish prelevati dai grossisti operanti nei territori caldi del Rione Traiano e di Mugnano di Napoli.

Sul fronte degli Esposito/Nappi, il canale preferenziale della cocaina all’ingrosso era garantito da Luigi Troncone, incaricato di piazzare grossi quantitativi di stupefacente a Maria Matilde Nappi, occupandosi al contempo della delicata contabilità delle transazioni. Per l’hashish, la sponda principale era assicurata da Marco Zazo (detto “Marchetiello”), fornitore di fiducia del gruppo di Via Di Niso.

Le fasi cruciali dello stoccaggio e del confezionamento delle dosi avvenivano all’interno di abitazioni insospettabili, utilizzate come veri e propri caveau custoditi da fedelissimi del clan: Patrizia Salzano, due complici e l’algerino Soufiane Guermi (detto “Stefano”), i quali rispondevano direttamente ai capi della sicurezza dei depositi.

La contabilità in rosa e i volumi d’affari

Un dato strutturale emerso dall’analisi documentale è il ruolo preponderante delle donne nella gestione economica del narcotraffico. Maria Matilde Nappi e la cognata Carmela Nappi, insieme a Davide Emanuele Amato, formavano il nucleo finanziario che gestiva i registri contabili della droga.

I flussi finanziari ricostruiti dagli inquirenti parlano di un volume d’affari vertiginoso. Solo una singola fornitura intermedia documentata nei faldoni d’indagine – pari a circa 600 grammi di cocaina ceduti a Maurizio Fasano – muoveva un controvalore commerciale compreso tra i 27.300 e i 33.000 euro all’ingrosso, cifra che triplicava una volta che la sostanza veniva “tagliata” e rivenduta al dettaglio in dosi da 0,3 grammi sulle piazze di spaccio della movida, portando i ricavi stimati del cartello a oltre 100.000 euro a settimana. Tali proventi servivano per alimentare le casse dei clan, distribuire i compensi fissi agli affiliati (la cosiddetta “settimana”) e sostenere le famiglie dei detenuti.

I verbali inediti dei pentiti: i retroscena raccontati in forma diretta

A svelare la spietata efficienza organizzativa della rete e le frizioni interne sulla spartizione delle piazze sono i principali collaboratori di giustizia nei verbali presentati dalla DDA.
Il collaboratore Romano Salvatore, descrivendo la genesi della piazza di Maurizio Fasano, ha dichiarato verbalmente davanti ai magistrati della DDA:
“Maurizio Fasano teneva in mano la piazza più forte di Bagnoli. La verità è che Maurizio riusciva a fare i soldi veri perché faceva il doppio gioco con il permesso di tutti: comprava la cocaina da Alessandro Giannelli, ma quando Alessandro non ne aveva o il prezzo non conveniva, andava direttamente da Donna Matilde Nappi a via Di Niso. Giannelli lo sapeva, ma chiudeva un occhio perché Fasano gli garantiva comunque una quota fissa sui proventi ogni sabato sera e gli controllava la zona di Cavalleggeri dal punto di vista dello spaccio al minuto.”

Dettagli ancora più crudi sullo spaccio itinerante e sulla violenza usata per mantenere l’esclusiva sul territorio arrivano dalle dichiarazioni dirette di Esposito Pasquale Junior:
“Il sistema di ‘Pippetta’ [Francesco Celardo] era micidiale. Non stava mai fermo in un posto per non farsi acchiappare dalle guardie. Aveva una batteria di guaglioni sui motorini tra Bagnoli e Agnano che portavano le palline di coca direttamente dietro ai locali o fuori ai bar.

Quando qualcuno provava a mettersi in mezzo o a vendere roba che veniva da fuori, ad esempio da Secondigliano o dal Rione Traiano senza il nostro passaggio, intervenivamo noi del gruppo. Ricordo che una volta dovemmo letteralmente cacciare a calci un ragazzo che voleva aprire una piazza autonoma a Cavalleggeri: la droga nell’area flegrea doveva passare solo per le mani della famiglia Nappi o di Giannelli, non esistevano terze parti.”

Infine, il collaboratore di origini romene Stanica Mihai Lucian, addetto ai servizi logistici e di controllo per la fazione dei Giannelli, svela i canali del trasporto della merce:
“Ho visto più volte Luigi Pappalardo arrivare con la macchina carica. Lui andava fino a Mugnano e nei passaggi interni del Rione Traiano a caricare i blocchi di cocaina. La portava a casa di persone insospettabili, come la Salzano o l’algerino Soufiane, che avevano il compito di nasconderla sotto alle mattonelle o nei doppifondi dei mobili.

Noi ragazzi di strada stavamo fuori a fare da vedetta. Se passavano le macchine della polizia o dei carabinieri davamo l’allarme sui telefoni citofonici. Il giro era così grande che a volte non facevamo in tempo a confezionare la roba che era già tutta venduta ai ragazzi della movida di Pozzuoli e Coroglio.”