Camorra, condanne pesanti per il tentato omicidio di un collaboratore di giustizia: la vendetta di Vincenzo Sarno
Brescia – Una sentenza che segna un passaggio cruciale nella lotta alla criminalità organizzata. Il Giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Brescia ha inflitto pene comprese tra i 4 e gli 8 anni di reclusione a sei persone, cinque uomini e una donna, per il tentato omicidio di Domenico Amato, ex collaboratore di giustizia residente in provincia. La loro condanna rappresenta un duro colpo all’asse criminale Napoli-Brescia.
Come emerge da quanto ricostruito da www.cronachedellacampania.it, l’aggravante dell’agevolazione mafiosa è stata applicata a cinque dei condannati. L’azione violenta si colloca in una strategia di riaffermazione del clan Sarno nei quartieri orientali di Napoli, evidenziando la continuità dei conflitti interni alla camorra anche tra membri che, formalmente, avevano collaborato con la giustizia.
Il tentato omicidio risale a ottobre 2022 e ha avuto luogo nel quartiere Urago Mella. La situazione è degenerata con l’incendio di una Mercedes di proprietà di Amato, la cui vettura è stata utilizzata come esca mortale. L’innesco a lenta combustione su uno pneumatico avrebbe costretto la vittima a scendere in strada, dove i sicari si trovavano in attesa. Tuttavia, Amato ha saputo intuire il pericolo, rimanendo al sicuro in casa e lasciando i propri veicoli in balia delle fiamme.
Il pronto intervento dei Vigili del Fuoco e delle Forze dell’Ordine ha indotto i criminali a desistere. Da questo episodio si sono attivate le indagini della Direzione Distrettuale Antimafia (Dda) di Brescia, dirette dai pubblici ministeri Donato Greco e Francesco Carlo Milanesi, in collaborazione con la Dia bresciana e napoletana.
La storia si intreccia con quella di Vincenzo Sarno, ex boss del clan omonimo di Ponticelli. Nonostante la sua condizione di collaboratore di giustizia, Sarno ha nutrito un’ossessione per la vendetta dopo l’uccisione del fratello Giovanni e del cognato Mario Volpicelli. Questo desiderio lo ha spinto a orchestrare un piano complesso, reclutando affiliati e accumulando armi.
L’intreccio di relazioni fra gruppi criminali è stato messo in luce grazie alle dichiarazioni di un altro collaboratore di giustizia, che ha evidenziato la rete di contatti tra Sarno e il clan ’ndranghetista degli Arena, da cui ha ottenuto armi destinate a compiere omicidi.
Le indagini hanno già portato a tre arresti in flagranza, incluso quello di un ex collaboratore di giustizia sorpreso mentre cercava di procurarsi un potente fucile di precisione. Questo arsenale era pensato per colpire un esponente del clan Sarno rimasto a Napoli, evidenziando come la guerra di camorra possa riaccendersi anche in seguito a misure di protezione.
Il verdetto ha accentuato le preoccupazioni legate ai programmi di protezione, poiché molti degli imputati hanno commesso i crimini mentre erano sotto tali misure. Dopo essere stati trasferiti nel bresciano per ragioni di sicurezza, hanno sfruttato la loro posizione per costruire una nuova base operativa.
L’eco di questa condanna chiama in causa sia le istituzioni che sociali, esponendo il rischio che la criminalità possa prosperare anche in contesti in cui ci si aspetterebbe maggiore sicurezza. A questo punto, la domanda che sorge spontanea è: quali misure saranno adottate per prevenire il ripetersi di tali dinamiche? La città e i suoi cittadini attendono risposte.
