Il pentito Pipolo: «Ciro Naturale distribuiva la cocaina peruviana alle piazze di Ponticelli»

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Le indagini della DDA di Napoli grazie anche alle rivelazioni dei collaboratori di giustizia che hanno portato prima al maxi blitz del 2024 contro il clan De Micco-De Martino di Ponticelli e poi alle condanne per oltre 500 anni di carcere nel febbraio del 2026 hanno fatto luce su una holding strutturata come un’azienda, capace di controllare capillarmente ogni singola dose di cocaina, crack, marijuana e hashish.

Sotto la direzione strategica dei vertici storici Marco De Micco e la famiglia De Martino, decine di affiliati gestivano il rifornimento forzato, il confezionamento porta a porta e la riscossione delle quote fisse dalle piazze di spaccio. Dai segreti della cocaina peruviana di Ostia fino ai registri manoscritti consegnati dal pentito Antonio Pipolo, ecco come funzionava la cassaforte economica della camorra est-napoletana.

Una struttura piramidale per il controllo del territorio

Dalle indagini e dal processo è emerso come il narcotraffico sia un’attività industriale pianificata nei minimi dettagli, protetta militarmente dalle “stese” e dai raid armati e alimentata da canali di approvvigionamento nazionali ed esteri.

Con una spiccata divisione dei ruoli che ricalca l’organigramma di una multinazionale del crimine. Al vertice, con ruoli di promozione, direzione, finanziamento e pianificazione strategica, figurano i leader indiscussi del cartello: Marco De Micco (l’indiscusso capo conosciuto come “Bodo”), Salvatore De Martino, la madre Carmela Ricci e il capostipite Francesco De Martino.

Erano loro a decidere le linee guida del mercato, a stabilire da quali fornitori acquistare i grossi carichi e, soprattutto, a fissare il prezzo e l’ammontare delle quote settimanali che i singoli gestori delle piazze di spaccio dovevano tassativamente versare alla cassa comune.

I gestori logistici e la “tassa per poter lavorare”

Subito sotto la cupola direttiva, l’ordinanza individua il livello intermedio degli organizzatori e dei gestori logistici. Figure del calibro di Salvatore Cardillo, Pietro Frutto, Ciro Uccella, Rodolfo Cardone, Vincenzo Di Costanzo (“’o Gabibbo”), Nicola Onori (“’o ualluso”), Ciro Ivan D’Apice, Giovanni Palumbo, Alessio Velotti, Carmine Boccardi e Ciro Ricci (“’o panino”) avevano il compito di tradurre gli ordini dei vertici in azioni pratiche. Si occupavano dello smistamento dei carichi all’arrivo nel quartiere, della consegna settimanale della droga ai pusher e della riscossione sul campo delle tangenti.

Nessuno poteva vendere stupefacenti a Ponticelli senza l’autorizzazione formale del clan. I gestori delle piazze “indipendenti” o tollerate erano costretti a versare una quota fissa settimanale – oscillante tra i 150 e i 200 euro – definita come la tassa necessaria “per poter lavorare” senza subire ritorsioni di sangue o sequestri di persona. Altre piazze, invece, erano direttamente riconducibili al patrimonio aziendale del clan e venivano affidate a gestori fiduciari, come nel caso di Davide Tomi nel Lotto 10 o di Francesco Clienti (“tatta”) nelle palazzine bianche.

Il foglio “Piazze di Spaccio” prodotto da Antonio Pipolo

A gettare una luce definitiva sulla contabilità e sulla geografia del narcotraffico ci hanno pensato i collaboratori di giustizia come Antonio Pipolo che nel corso del suo esame del 3 agosto 2022,  ha materialmente consegnato ai magistrati della DDA un documento esclusivo: il cosiddetto “foglio n. 7”, scritto fronte-retro e intitolato di suo pugno “Piazze di spaccio”.

Nel successivo verbale del 21 settembre 2022, Pipolo analizza analiticamente il contenuto di quel foglio, partendo dalla piazza gestita da Davide Tomi nel Lotto 10:
“TOMI Davide gestisce una piazza di cocaina in Ponticelli, nel lotto 10 e precisamente presso l’abitazione sita al quinto piano dell’ultimo palazzo del lotto 10. In realtà, la piazza funziona anche ‘a volante’, ossia anche a domicilio degli acquirenti, che contattano Tomi tramite telefono cellulare. Il capo piazza è  Ciro Ricci ‘panino’, a cui Tomi è subordinato e che gli impartisce le direttive anche dal carcere. Davide Tomi si rifornisce di sostanza stupefacente dal clan De Micco e, in particolare, da Ciro Naturale.”

Il racconto di Pipolo svela come la gestione dei carichi fosse asfissiante e centralizzata nelle mani di Carmine Montagna, l’uomo di fiducia incaricato dello smistamento:
“Io personalmente, tramite  Carmine Montagna, uomo fidato del Naturale che si occupa dello smistamento dello stupefacente sulle piazze, ho provveduto al suo carico di droga settimanale; mi spiego meglio, quando Davide Tomi rimaneva a corto di stupefacente, a volte, contattava me che gli facevo caricare lo stupefacente da Montagna.”

La geografia delle piazze

– Piazza Davide Tomi (Lotto 10): Cocaina, gestita  sotto la supervisione di Ciro Ricci.
– Piazza Francesco Clienti “tatta” (Palazzine Bianche): Marijuana, gestita all’ultimo piano, coadiuvato da spacciatori posizionati all’ingresso dei palazzi.
– Piazza Davide Sorrentino (Le 4 Torri): Cocaina ed erba in un basso abusivo, con una quota fissa di 150/200 euro a settimana pagata al clan.
– I laboratori domestici: L’abitazione della madre di Pipolo utilizzata da D’Apice, Ricci e Palumbo per il confezionamento della marijuana di “Luisa a cecata” e della cocaina.

L’imposizione della “cocaina peruviana” dal clan Spada di Ostia

Nei verbali di Pipolo emerge la figura di un trafficante denominato “SAMIR”, indicato come soggetto contiguo al potente clan Spada di Ostia (noto alle cronache mediatiche per l’aggressione a un giornalista della Rai). Samir era stato detenuto in passato insieme a Luigi De Micco e aveva stretto un canale preferenziale con Ciro Naturale.

Pipolo racconta l’acquisto forzato di un ingente quantitativo di droga e il successivo scontro interno con i pusher di Ponticelli, non entusiasti della qualità del prodotto laziale:
“Qualche mese prima del mio arresto, Ciro Naturale si è recato personalmente da SAMIR per acquistare cinque chili di cocaina peruviana che ha la caratteristica di non puzzare, a differenza di quella colombiana. Fu lui direttamente a prelevarla dalla piazza di SAMIR per portarla poi a Ponticelli e distribuirla nel quartiere. Ho assistito personalmente alle lamentele di alcuni spacciatori di Ponticelli, che avevano delle perplessità su questa droga in particolare, perché la ritenevano poco forte; alla fine qualcuno l’ha presa e qualcuno no. Ricordo ad esempio che Francesco Pane non la prese, mentre  Davide Tomi fu praticamente costretto a prenderla. La droga gli fu ‘imposta’, perché Naturale ne aveva cinque chili e doveva distribuirla.”

La catena del confezionamento nei garage e nelle scuole occupate

Per blindare le accuse di associazione finalizzata al narcotraffico, i magistrati della DDA e la Polizia Giudiziaria nel corso delle indagini hanno effettuato numerosi sopralluoghi supportati dai riscontri audio delle intercettazioni. Pipolo ha materialmente condotto gli investigatori nei luoghi fisici dello stoccaggio, come nel caso delle cosiddette “case di topolino”, dove stazionavano affiliati del calibro di Gennaro La Rocca e un soggetto dedito allo smistamento nei box condominiali:

“Siamo nelle case di topolino dove vive LA ROCCA Gennaro… poi vive Pecorella… i piani non li ricordo ma abitano tutti nello stesso edificio… Pecorella nei garage qua faceva lo smistamento della droga, io venni qua a prendere un pacco d’erba.”

Il confezionamento avveniva spesso in laboratori domestici insospettabili per sfuggire ai controlli. Lo stesso Pipolo ammette che l’abitazione di sua madre nel Lotto 10 era stata trasformata in una centrale di taglio: lui, Ciro Ivan D’Apice, Ciro Ricci e Giovanni Palumbo si riunivano attorno al tavolo della cucina per confezionare le buste di marijuana destinate a Luisa Riccio (detta “Luisa a cecata”) e i passaggi di cocaina per conto del gruppo. Un’organizzazione tentacolare e strutturata che, prima del blitz della Procura, era riuscita a imporre un monopolio economico assoluto sul consumo di stupefacenti a Ponticelli, trasformando la disperazione dei lotti popolari in una macchina da soldi inesauribile per i vertici del clan.

(nella foto in alto da sinistra Marco De Micco, Francesco De Martino, Ciro Naturale, Francesco Clienti, Davide Tomi, Ciro Ricci e Ivan Ciro D’Apice; in basso da sinistra Giovanni Palumbo, Alessio Velotti, Ciro Uccella, Pietro Frutto, Salvatore Cardillo, Luisa Riccio e Antonio Pipolo)