I verbali del collaboratore Antonio Pipolo svelano i dettagli del raid ordinato dal capo del clan: il doppio agguato intimidatorio a San Giovanni a Tedusccio, i retroscena sulle armi e il mistero della Lamborghini gialla parcheggiata a via Piscettaro.
L’atto intimidatorio contro l’autonoleggio svela la strategia espansionistica di Marco De Micco nei territori dei Mazzarella.
Primavera 2022: mancano circa trenta giorni all’arresto del capo indiscusso di Ponticelli, Marco De Micco (detto “Bodo”). In quel clima di precari equilibri criminali e alleanze trasversali sul territorio napoletano, il boss convoca i suoi uomini fidati del gruppo di fuoco. L’obiettivo designato è l’attività commerciale di un noto autonoleggio di San Giovanni a Teduccio.
A ricevere l’ordine e le armi direttamente dalle mani di De Micco è Antonio Pipolo, all’epoca spietato braccio armato del clan e oggi collaboratore di giustizia. L’azione deve essere rapida e di forte impatto visivo ed emotivo, un classico avvertimento camorristico per piegare la resistenza del titolare dell’autonoleggio. De Micco consegna a Pipolo e al suo complice Ciro Ricci (alias “’o panino”) due mitragliette, pronte all’uso.
Il primo raid fallito: il sabotaggio silenzioso del killer
La prima spedizione punitiva si trasforma però in un clamoroso flop tecnico. Pipolo e Ricci partono dal lotto 10 in sella a uno scooter Yamaha T-Max rubato, facilmente riconoscibile per la mancanza del parafango anteriore. Arrivati davanti alle saracinesche dell’autonoleggio, Pipolo punta l’arma e preme il grilletto, ma la mitraglietta si inceppa. I due sono costretti a fare marcia indietro e a rientrare alla base, riportando l’arma difettosa al boss.
De Micco non si arrende: prende la mitraglietta, la fa sistemare accuratamente e la riconsegna ai due ragazzi di via Scarpetta. Passano uno o due giorni e lo scooter T-Max senza parafango si rimette in moto, destinazione San Giovanni. Sono circa le 21:00 o le 22:00 di sera; l’autonoleggio è chiuso e le strade sono semideserte.
È in questo esatto momento che si consuma il retroscena più ambiguo del raid, svelato dallo stesso Pipolo nel verbale d’interrogatorio del 21 ottobre 2022 davanti ai magistrati della DDA:
“Quindi siamo tornati all’autonoleggio, sempre io e Ricci, in sella dello stesso T-Max… l’esercizio commerciale era chiuso, erano circa le 21:00/22:00 della sera, ed io ho sparato un colpo solo. Ho fatto finta con Ciro Ricci che la mitraglietta si era nuovamente inceppata, questo perché non volevo fare uno sgarro al mio amico Gesualdo Sartori. Il titolare, infatti è imparentato con Gesualdo Sartori per il tramite di una cugina”.
Dietro la finta “avaria” dell’arma c’è la diplomazia criminale: l’uomo è cugino di Gesualdo Sartori (detto “Aldo”), referente del potente clan Mazzarella a San Giovanni a Teduccio, con cui i De Micco avevano stretto un patto di fusione e fornitura di droga. Pipolo intuisce il tranello psicologico del suo capo:
“Sospetto che Marco De Micco abbia incaricato proprio me di questo atto intimidatorio per mettermi contro Gesualdo Sartori. Non conosco le ragioni per le quali mi abbia mandato a sparare all’autonoleggio. Posso immaginare che volesse estendere il suo potere sui territori dei Mazzarella, o forse era qualche estorsione, non lo so”.
L’inseguimento in stile cinematografico sulla via del ritorno
Nonostante sia stato esploso un solo colpo di mitraglietta prima del finto inceppamento, il frastuono è sufficiente ad allertare le forze dell’ordine. Durante la fuga verso Ponticelli, lo scooter con in sella Pipolo e Ricci incrocia una pattuglia della Polizia di Stato su una Alfa Romeo Giulietta. Gli agenti viaggiano con i finestrini abbassati, sentono la detonazione e intercettano il T-Max sospetto, facendo scattare un inseguimento a sirene spiegate.
La destrezza dei due fuggitivi nei vicoli del quartiere evita l’arresto immediato. Sfruttando l’agilità dello scooter, Pipolo sale repentinamente su un marciapiede, taglia la strada passando sulla corsia opposta e riesce a seminare la volante della Polizia. Le due mitragliette vengono temporaneamente nascoste in un deposito sicuro e blindato all’interno di un edificio scolastico occupato (denominato “’a scol”) situato tra il lotto 10 e il lotto 11. Successivamente, per evitare perquisizioni, le armi vengono consegnate a due complici e trasferite a San Sebastiano al Vesuvio.
La resa dell’imprenditore: il “tributo giallo” a via Piscettaro
L’atto intimidatorio, seppur ridotto a un solo proiettile dall’astuzia di Pipolo, ottiene l’effetto sperato. L’imprenditore capisce che la sua parentela con i Mazzarella non basta a proteggerlo dall’aggressività militare di Bodo De Micco. La reazione dell’imprenditore è una sottomissione totale.
Pochi giorni dopo lo sparo, l’uomo si presenta di persona al cospetto di Marco De Micco presso l’abitazione della famiglia del boss in via Piscettaro. Non si presenta a mani vuote: porta con sé una fiammante Lamborghini Urus di colore giallo, un super-suv di lusso dal valore commerciale immenso.
L’episodio è documentato in diretta nei verbali ufficiali del pentito, testimone oculare del passaggio di consegne:
“Dopo qualche giorno dallo sparo, l’imprenditore si è presentato al cospetto di Marco De Micco, presso l’abitazione in cui risiede la famiglia, in via Piscettaro ed ha consegnato a Marco De Micco una Lamborghini modello Urus di colore giallo. Non so dire se gliel’abbia regalata o prestata, o se sia provento di estorsione. Ero presente; i due hanno parlato, ma non so dire che cosa si siano detti”
Regalo, prestito o estorsione pura?
L’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli si concentra sulla natura giuridica di quel veicolo giallo parcheggiato nei cortili di via Piscettaro. Per gli inquirenti, la consegna della Lamborghini Urus rappresenta il classico “tributo” di sottomissione commerciale: un’estorsione camorristica mascherata da noleggio di favore o prestito temporaneo, finalizzata a garantire la “tranquillità” economica dell’autonoleggio ed a sancire il predominio territoriale dei De Micco.
Il boss voleva dimostrare di poter imporre la propria legge anche a San Giovanni a Teduccio, costringendo i parenti dei Mazzarella a pagare il pizzo sotto forma di automobili di lusso. Le dichiarazioni di Pipolo, riscontrate dai sopralluoghi dei militari effettuati il 27 dicembre 2022 presso la rotonda di San Giovanni, costituiscono uno dei pilastri dell’accusa per dimostrare la pervasività economica e la forza d’intimidazione accumulata dal clan prima del blitz che ha decapitato i vertici dell’organizzazione.
