Agguato di Capodanno ad Afragola, ergastolo per Salvatore Puzio o’ chirù

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Nessuna attenuante per Salvatore Puzio, ritenuto l’esecutore materiale dell’omicidio di Luigi Mocerino. Il delitto avvenuto ad Afragola nel 2020 per il controllo del racket e delle piazze di spaccio.

Stangata in primo grado per il delitto della vigilia di Capodanno ad Afragola: ergastolo senza sconti di pena e senza alcuna attenuante generica. È questa la sentenza emessa nei confronti di Salvatore Puzio, detto o’ chirù, esponente del gruppo criminale “Gelsomino” legato al clan Moccia, ritenuto dalla Procura della Repubblica l’esecutore materiale dell’omicidio di Luigi Mocerino.

La decisione dei giudici accoglie in pieno le richieste avanzate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli per l’agguato consumato il 31 dicembre di quattro anni fa, una vera e propria esecuzione a freddo pianificata nei minimi dettagli e portata a termine in pieno giorno nel centro cittadino.

La sequenza killer incastrata dalle telecamere

A ricostruire l’azione è stata la serrata attività investigativa condotta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna. Una dinamica lucida e spietata: Puzio avrebbe affiancato Mocerino a bordo di uno scooter, pedinandolo nel traffico mentre la vittima era alla guida della propria automobile.

Non appena l’auto si è fermata, il killer è entrato in azione: a volto scoperto e senza alcuna esitazione, ha esploso almeno quattro colpi di revolver a bruciapelo, raggiungendo Mocerino alle spalle e al volto prima di far perdere le proprie tracce. A incastrare l’imputato sono state le immagini estrapolate dai sistemi di videosorveglianza pubblici e privati lungo il tragitto, che hanno ripreso le fasi cruciali dell’agguato.

Il rebus delle intercettazioni e lo scontro tra avvocati e PM

Un’inchiesta solida sul piano indiziario, ma accompagnata da forti tensioni istituzionali esplose durante il dibattimento. Nelle ultime settimane, infatti, il processo era finito al centro dei riflettori per alcune intercettazioni ambientali e videoriprese effettuate dagli investigatori all’esterno dell’aula 114 del Nuovo Palazzo di Giustizia.

In quel contesto erano stati registrati colloqui riservati tra i legali dell’imputato e i suoi familiari, nell’ambito di un filone d’indagine parallelo nato dal sospetto di presunti condizionamenti dei testimoni. Un episodio che ha scatenato la dura reazione della Camera Penale per la presunta violazione delle garanzie difensive, culminata in una plateale protesta con quasi cento avvocati presenti in aula.

Il movente: la guerra per le piazze di spaccio

Sul piano del movente, le risultanze processuali hanno confermato che dietro l’eliminazione di Mocerino non vi fosse una lite estemporanea, bensì la lotta per il controllo del racket degli stupefacenti nell’hinterland nord di Napoli.

La vittima gestiva una piazza di spaccio autonoma ad Afragola, in passato protetta dal ras Giuseppe Sasso, detto “’o nennillo”. Con l’arresto di quest’ultimo, Mocerino era rimasto senza copertura ed era finito nel mirino di Puzio, noto come “’o chirù”. Il gruppo pretese il pagamento di una tangente fissa sui guadagni o l’obbligo di rifornirsi dai canali dei “Gelsomino”. Di fronte al netto rifiuto della vittima, la criminalità ha risposto con la legge del terrore, culminata nell’agguato per il quale è arrivata la condanna al carcere a vita.